Petra Magoni, musa ispiratrice

Stefano Dentice, “Quando la musica è una vocazione. Petra Magoni, storia di un’artista libera di essere libera”

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Quando la musica è una vocazioneStefano Dentice è uno “storico” redattore di “Strumenti&Musica Magazine”. Ogni settimana, potete leggere qui le sue recensioni delle novità discografiche nel campo della fisarmonica jazz e le sue conversazioni con fisarmonicisti sia jazz, che di altra estrazione. Stavolta, a essere intervistato, è stato lui perché, uscendo dal suo ruolo consueto, si è dedicato alla scrittura di un libro, che, oltretutto, esula – almeno in parte – dal terreno della sua ricerca più usuale. E, allora, è quasi d’obbligo iniziare con questa domanda…

Stefano, perché un libro su Petra Magoni e perché proprio adesso?

Petra, specialmente negli ultimi cinque anni e mezzo della mia attività professionale, ha acceso sempre più la mia curiosità giornalistica. Questa biografia monografica incentrata esclusivamente su di lei, al momento l’unica esistente, rappresenta per me una sfida e, soprattutto, un omaggio a lei come artista e come persona. Attraverso questo libro, pensato in una notte e scritto in due giorni, ho voluto descriverla a 360 gradi, ripercorrendo le tappe più significative della sua carriera, dagli albori fino ai progetti attuali che la vedono protagonista in Italia e all’estero. L’ho scritto adesso perché ritenevo che fosse il momento giusto per celebrarla dopo oltre trent’anni di dischi e concerti, che l’hanno resa una fra le cantanti più rappresentative in Italia e molto stimata anche in ambito internazionale.

Nel tuo libro parli dell’artista come di una “musa ispiratrice”. In che modo la figura di Petra Magoni ha influenzato il tuo percorso personale e professionale?

Da quindici anni mi occupo professionalmente di jazz, fra recensioni, interviste, live report di concerti. Petra è una fra le pochissime cantanti italiane, non strettamente legata al jazz della tradizione, che è riuscita a suscitare davvero il mio interesse pur non essendo una cantante jazz nel senso canonico o ortodosso del termine. Grazie a lei, ascoltando i suoi dischi e vedendo i suoi concerti, ho ampliato i miei orizzonti proprio sul piano giornalistico, dedicandomi ai suoi progetti che spaziano dalla musica colta in chiave moderna al pop, dal rock al tango, fino ad arrivare addirittura ad alcune virate sul folk. Lei è un’inesauribile miniera di idee attraverso la quale io mi sono nutrito per occuparmi di generi musicali differenti rispetto alla materia jazzistica, che per me, fin da quando avevo ventitré anni circa, è il mio pane quotidiano. Sento di ringraziarla per questo, perché se non l’avessi mai conosciuta e incontrata, con ogni probabilità, avrei continuato a fossilizzarmi su un unico genere di musica.

Quali sono state le principali sfide incontrate nel passare dal giornalismo alla scrittura di un libro biografico?

Ho concepito il libro in parte con lo spirito del cronista, cercando di ripercorrere la sua storia artistica seguendo un preciso ordine cronologico, quindi mi sono affidato alla mia esperienza maturata negli anni proprio nel ruolo di giornalista musicale. Invece, per quel che concerne il lato più da scrittore, ho voluto raccontare Petra attraverso delle mie considerazioni personali specie sotto l’aspetto umano, descrivendola in alcuni determinati capitoli nel rapporto con i suoi affetti, nella quotidianità, a prescindere dal palco. In sintesi, la sfida è stata proprio questa: trovare un giusto equilibrio fra la Petra Magoni artista e la Petra Magoni persona. Spero, vivamente, di essere riuscito in questo mio intento.

Fin dal sottotitolo, il tuo libro mette in luce l’anelito alla libertà artistica e l’anticonformismo di Petra Magoni. Perché hai voluto sottolineare – e trasmettere ai lettori – proprio questi suoi valori?

Perché a mio avviso Petra rappresenta la quintessenza della libertà artistica e dell’anticonformismo. Lei, da sempre, rifiuta in radice le etichette stilistiche legate a un genere musicale preciso. È libera di essere libera perché grazie al suo fulgido talento non ha bisogno di scendere a beceri compromessi commerciali per raggiungere il successo. A Petra non interessa minimamente ottenere migliaia di visualizzazioni su YouTube, non le importa il numero di ascolti su Spotify o cose del genere. Per lei è importante riempire gli auditorium, le sale da concerto e i teatri di tutto il mondo, come ha sempre fatto soprattutto negli ultimi vent’anni della sua carriera, donandosi agli ascoltatori in tutta la sua autenticità comunicativa. È anticonformista perché non si è mai piegata agli squallidi giochi di potere di alcune case discografiche che impongono certi canoni per riscuotere facili consensi. Lei canta solo ciò che sente intimamente, interpreta le canzoni che le fanno vibrare le corde emozionali fino in fondo. Stringe collaborazioni con musicisti eccezionali in primis dal punto di vista umano, non con artisti con i quali non c’è alcun feeling sotto l’aspetto caratteriale e valoriale. Per lei, da sempre, conta prima la persona, poi il musicista. Questo fa di Petra Magoni un’artista coraggiosa, libera, vera. In una sola parola: speciale. Quindi, vorrei che i lettori cogliessero questi tratti fondamentali di Petra, peculiarità che la rendono profondamente diversa rispetto a tanti altri artisti.

Che cosa significa per te, e per Petra Magoni, “vocazione” in ambito musicale?

La vocazione è un dono. È quell’abbacinante luce interiore che illumina la mente e il cuore di chi, in questo caso nell’ambito musicale, desidera sprigionare quella luce per donare bellezza alle persone, nel segno della verità emozionale. Lo è anche per Petra, che attraverso la sua vocazione artistica trasmette vibrazioni positive a coloro che la ascoltano nei dischi o che la vedono nei concerti. Il suo obiettivo principale è lasciare un segno indelebile nell’anima degli ascoltatori, far sì che possano arricchirsi interiormente, crescere sotto ogni punto di vista, a prescindere dal repertorio che affronta. Lei è un preclaro esempio di genuinità espressiva, di generosità interpretativa. D’altronde, Petra è venuta al mondo proprio per questo: per servire la musica fino alla fine.

Quale messaggio speri che arrivi ai lettori attraverso la storia di Petra Magoni?

Mi auguro che la possano conoscere fino in fondo, anche nelle pieghe più celate della sua interiorità. Spero che i lettori possano appassionarsi e apprezzare appieno le sue virtù artistiche e umane. Desidero che “leggano” Petra nella sua interezza, naturalezza, personalità.

Pensi che la storia di Petra possa contribuire a cambiare la percezione della musica “di ricerca” o non mainstream in Italia?

Credo che, almeno in parte, sia già così. Petra incarna perfettamente il “non mainstream”, infatti alcuni cantanti più giovani di lei cercano di emularla proprio nello spirito di ricerca, nell’eclettismo stilistico, nell’anticonformismo. Lei, da questo punto di vista, rappresenta un riferimento per l’Italia. Sono pochissimi i cantanti italiani capaci di spaziare con credibilità dalla musica colta al pop, dal rock al jazz, fino ad arrivare al tango, sempre con la stessa identica energia, creatività, forza comunicativa e poliedricità stilistica. Dunque, ritengo che il suo percorso artistico possa davvero contribuire a offrire una prospettiva diversa legata alla cosiddetta musica di “ricerca”. Del resto, dal 1995 a oggi, lei lo ha sempre fatto. Per cui, in maniera particolare per le nuove generazioni, c’è tanto materiale da cui poter attingere e da cui trarre ispirazione. E Petra, in questo, è una preziosa musa ispiratrice.

Stefano Dentice è giornalista musicale, sportivo e Press Agent. Freelance, si dedica prettamente al jazz, a generi musicali affini e al calcio. Numerosissime le collaborazioni con testate cartacee, online, radiofoniche e televisive dall’inizio della sua carriera a oggi.

 

Stefano Dentice, Quando la musica è una vocazione. Petra Magoni, storia di un’artista libera di essere libera

Editore: Serigrafisud

Anno di edizione: 2026

Pagine: 79, ill., brossura

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Foto: Nicolas Esposito, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons