Dio è morto, ma il Tenco sta (abbastanza) bene

Il resoconto del nostro inviato

101

Paola Turci - Tenco 2026Il filo rosso che caratterizza ogni edizione della rassegna viene scelto dal Direttivo con largo anticipo.

È quindi un caso che il titolo “Dio è morto” accompagni le esibizioni degli artisti a un paio di mesi dalla scomparsa di Francesco Guccini a cui questa frase sarà, per sempre, legata.

La riflessione sulla ricerca di una spiritualità laica e di una luce con cui affrontare il buio contemporaneo caratterizzato da guerre, risorgere di ideologie che si speravano condannate alla pattumiera della Storia e disumanizzazione in favore di un progresso tecnocratico è stata presente sia nelle tre serate al Teatro Ariston (dal 22 al 24 ottobre) che negli eventi collaterali che hanno animato la città tra la sede del Tenco e l’ex chiesa di Santa Brigida nel quartiere della Pigna.

Ma andiamo con ordine.

L’onore e l’onere di aprire la rassegna con la canonica versione di “Lontano, lontano” è toccato a Manuel Agnelli che, spogliati i panni del rocker, ha cantato accompagnandosi al piano il classico tenchiano ricordando la passione del padre per quei repertori cantautorali che, passati gli ardori giovanili, hanno comunque fatto parte del substrato musicale del leader degli Afterhours.

La serata di giovedì è proseguita con un bel set di Avincola, vincitore con “Avincola canta Carella” della Targa come miglior disco da interprete.

Il cantautore romano ha l’umiltà e la curiosità culturale necessari per esplorare percorsi della canzone d’autore che rischierebbero di essere dimenticati e quindi, dopo l’omaggio a Stefano Rosso col docufilm del 2013, ha pensato bene di riportare sul palco dell’Ariston la musica di Enzo Carella (e le parole di Pasquale Panella) a distanza di quasi mezzo secolo dai fasti di “Barbara”.

Una miscela di sonorità funky e poesia che ha convinto il pubblico presente in sala.

Filippo Graziani, vincitore della Targa a progetto con “80 Buon compleanno Ivan – Live a Teramo”, ha ricordato il compianto padre regalando brividi con una voce che lo ricorda.

Emma Nolde, Targa Tenco per la miglior canzone con “Quello che deve essere sarà”, è a mio parere una delle note dolenti di una bella serata d’apertura.

La scena cantautorale classica, impegnata nella trasformazione politica e sociale, ha lasciato il posto ad una generazione più ripiegata su sé stessa e sulle proprie fragilità esistenziali.

Emma Nolde, originale e talentuosa, non fa eccezione e, forse anche limitata dall’interpretazione per voce e chitarra, corre il rischio della ripetitività mascherata in studio da arrangiamenti e sonorità contemporanee.

Pierluigi Siciliani, in arte Piji, ha finalmente registrato il suo primo disco solista (a 48 anni) dopo anni di live e di poliedrica attività musicale e non.

Il riconoscimento con la Targa all’opera prima è doveroso e  l’esibizione lo conferma con la sua utopia umanista contro il conformismo che attanaglia la nostra società.

Basta ascoltare “Misanthropy village” per cogliere quel mix di impegno e sarcasmo che è cifra stilistica del cantautore romano (La Storia siamo noi, che guaio).

Carmen Consoli - Tenco 2026Il clou della serata era costituito da Carmen Consoli (Targa come disco in dialetto) e Caparezza (miglior disco).

Al netto del gusto personale (confesso una predilezione per questi due artisti) i due hanno prodotto ottime performances.

Carmen, partendo dall’esempio di Rosa Balistreri, ha confezionato un set in cui suoni ancestrali convivono con archi al servizio della sua voce sempre più matura nel descrivere la dicotomia tra amore e conoscenza nell’interpretazione della vita.

Rendere in venti minuti la complessità di un concept album + fumetto è stato il successo di Caparezza: “Orbit orbit” non è un’opera facile ma, anche grazie ad una coreografia curatissima, il rapper pugliese ha entusiasmato il pubblico confermando quanto i confini della canzone d’autore siano stati ampliati in questi anni.

La serata di venerdì lasciava molto spazio alle nuove proposte grazie all’idea di invitare tutta la cinquina dei nuovi cantautori.

Sara Gioielli, virtuosismo vocale accompagnato da un piano classicheggiante, Anastasio con un concept album distopico su una società dominata dalle macchine e il gruppo siciliano Santamarea con le loro “anime storte” hanno rappresentato diverse sfaccettature di una nuova generazione che cerca un proprio spazio nel panorama autoriale contemporaneo.

Francesca Siano, in arte Francamente, ha dimostrato buona personalità e presenza scenica mettendo a nudo le proprie doti e le proprie contraddizioni: canzone d’autore ed elettronica, l’amore per la propria terra e la passione per Berlino…mica male per una ragazza che sogna di intraprendere la vita della filosofa.

Il gruppo Satantango esprime un rock esistenziale memore della vita in bianco e nero del paese di provincia e, non a caso, deve il nome alla monumentale opera cinematografica di Bela Tarr.

Un gruppo che avrà tempo negli anni di affinare la propria proposta che è sembrata un pochino ostica per il grande pubblico.

La seconda parte della serata ha visto l’assegnazione del Premio alla carriera a Paola Turci e Manuel Agnelli & Afterhours.

Chitarra acustica e voce sicura per un salto nella nostalgia con “Amici”, dedicato alla dittatura argentina e al genocidio a Gaza, l’omaggio a Chavela Vargas con “Paloma negra” e a Guccini con “L’avvelenata” con il pugno chiuso d’ordinanza a fine esibizione hanno ridato un senso di classicità ai cultori del Tenco d’antan.

Quarant’anni fa nessuno, Afterhours compresi, avrebbe pensato di vederli sul palco del Tenco.

Ma decenni di carriera cercando di miscelare sonorità alternative rock e melodia senza cedere al compromesso commerciale, unito al successo personale di Agnelli anche nel circuito mainstream, hanno dimostrato che nella canzone d’autore può trovare spazio anche “quello che non c’era”, per parafrasare un famoso brano di Agnelli e soci.

La serata finale si è aperta con la presenza travolgente della cantante e pianista siciliana Giulia Mei, rappresentante dell’attivismo femminista dimostrato soprattutto con la trasgressiva “Bandiera”.

Tutt’altra atmosfera con l’assegnazione del Premio Yorum a Juan Carlos “Flaco” Biondini per il suo impegno in favore della libertà e dei diritti civili in Argentina nel cinquantesimo anniversario del golpe di Videla.

Un omaggio al Che nelle parole di Manuel Vazquez Montalban, la traduzione in spagnolo del gucciniano Scirocco e la classica Volver di Carlos Gardel a dimostrare che basta una voce e una chitarra acustica, nelle mani di un musicista esperto e sensibile, per regalare emozioni senza tempo.

Max Manfredi - Tenco 2026Max Manfredi, Premio alla carriera, è la dimostrazione che non sempre la poesia dei testi e la finezza armonica sono garanzia di riconoscimento generale.

“Il regno delle fate”, “La fiera della Maddalena”, “Il morale delle truppe” e “Il negro” rappresentano al meglio doti compositive che dovrebbero garantire una fama anche al di fuori del circolo del Tenco.

Ma le vie del mercato preferiscono riconoscere mezze figure piuttosto che artisti con la schiena diritta.

Altri due meritati riconoscimenti alla carriera sono andati a due figure così diverse come Frankie hi-nrg mc e Enzo Avitabile.

Il primo ha confermato la piena cittadinanza del rap in questi ambiti con i suoi classici (“Quelli che benpensano” su tutti) ricevendo dal discepolo Fabri Fibra, con cui ha duettato in “Autodafé”, la definizione di “Guccini della scena hip hop” mentre l’instancabile artista napoletano ha regalato una versione acustica della sua poetica.

Che suonasse strumenti originali come la pentarpa napoletana e il saxello o intonasse, con la sua voce particolare, nenie orientaleggianti o tammurriate ha saputo intrattenere e far partecipare il pubblico.

Il finale con tutto il teatro in piedi a cantare e dimenarsi sui ritmi del gruppo è la migliore risposta a chi derubrica il “nuovo Tenco” a tradimento dell’idea originaria di Amilcare.

Il mondo si muove e non sempre evolve ma c’è una generazione che sgomita per avere spazio di espressione e restano in attività ancora molti artisti più legati alla classicità.

Il confine fra tradizione e tradimento, per citare Niccolò Fabi, è sempre sottile ma la direzione intrapresa dal Direttivo del Tenco nelle ultime edizioni pare essere quella giusta.