La nuova world music nei progetti delle orchestre multietniche

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OMA BouzukiGli anni Duemila potranno essere ricordati come gli anni delle orchestre multietniche. E meno male, perché quello che ci fanno ascoltare è trascinante e il progetto che le ispira ha sempre dei riflessi culturali positivi.

Qui la musica nasce dalla sperimentazione e, come accade nei progetti più riusciti, è ispirata dall’interazione tra i musicisti. Al centro di tutto ci sono i vari livelli di conoscenza. La conoscenza della propria musica e la tecnica esecutiva dei propri strumenti. Il processo di conoscenza della musica degli altri componenti – italiani, indiani, marocchini ecc. La conoscenza derivata dalla costruzione della sintesi tra strutture e metodologie differenti.

L’inizio dei Duemila è stato caratterizzato dalla nascita della POV, l’Orchestra di Piazza Vittorio, che grazie al coordinamento di Mario Tronco ha inaugurato il nuovo corso di una world music partecipata e libera dal peso delle rappresentazioni retoriche.

In questi anni sta emergendo l’esperienza dell’OMA, l’Orchestra Multietnica di Arezzo. A differenza della prima, si configura come un laboratorio aperto, con una struttura elastica e meno definita. Come precisano gli stessi musicisti dell’orchestra, l’OMA ha mantenuto “la caratteristica del laboratorio permanente, tuttora aperto a nuovi inserimenti, soprattutto per quanto riguarda i musicisti stranieri. Il laboratorio permanente, così come le tante altre attività rivolte anche al mondo della scuola, che i musicisti dell’OMA realizzano nel corso dell’anno nel proprio territorio, costituiscono un forte contributo alla creazione di una società locale multiculturale coesa, in cui la diversità culturale sia considerata come un valore ed un arricchimento reciproco”.