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“Che Schönberg mi perdoni” (7° parte)

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“CHE SCHÖNBERG MI PERDONI”
La musica nel cinema d’animazione di Walt Disney
(settima parte)

 

Quasi quarant’anni dopo la sua composizione, Tom Hanks, felice dopo aver trascorso una notte d’amore con Daryl Hannah, la canticchia in Splash. Una sirena a Manhattan (1984). Ma, già prima di lui, con quel brano si era cimentato un numero incalcolabile di artisti di fama internazionale: da Louis Armstrong a Bob B. Soxx And The Blue Jeans, da Doris Day ai Jackson Five, da Frank Sinatra a Dionne Warwick, da Bing Crosby all’orchestra di Ray Conniff. Nel 1946, la Academy of Motion Picture Arts and Sciences definisce Zip-a-dee-doo-dah miglior canzone dell’anno e James Baskett, il suo interprete originale, riceve un Oscar speciale (il primo ad essere assegnato ad un attore afroamericano) per Song of the South, il film che Walt Disney realizza con il desiderio di rendere omaggio alla musica di radice nera degli Stati Uniti del Sud e del quale Zip-a-dee-doo-dah è la canzone principale, regina indiscussa delle classifiche discografiche U.S.A. di quell’anno. “Che Schönberg mi perdoni” (7° parte - James Baskett)Baskett veste i panni di Uncle Remus (in italiano, purtroppo, zio Tom), l’anziano cantastorie delle fiabe scritte da Joel Chandler Harris circa sessanta anni prima, che raccontano le vicende del furbissimo scavezzacollo Fratel Coniglietto, alle prese con i suoi acerrimi nemici: l’astuto Comare Volpe e lo sciocco Compare Orso. Ancora una volta, si tratta di un film che alterna live action (le parti in cui Uncle Remus intrattiene i bambini, bianchi e neri, che vivono ai margini di una palude della Georgia) e cartoon (le favole vere e proprie con gli animali antropomorfi). “Che Schönberg mi perdoni” (7° parte - Song of the South)Commedia e dramma sono ben armonizzate e sorrette da una solida colonna sonora, interpretata vocalmente, oltre che dai personaggi reali e «di cartone» della storia, dallo Hall Johnson Choir. Francis Hall Johnson è un cantante, arrangiatore, pianista, violinista, violista, direttore d’orchestra e del gruppo canoro che porta il suo nome e col quale compare in alcuni film hollywoodiani degli anni ‘30 e’40. Il suo repertorio va dal blues al jazz, allo spiritual e Walt Disney, nel 1941, lo aveva già scritturato per Dumbo. “Che Schönberg mi perdoni” (7° parte - Hall Johnson Choir)I brani strumentali delle parti animate sono composti da Paul J. Smith[1], mentre quelli delle sequenze dal vero sono di Daniele Amfitheatrof, musicista russo naturalizzato americano, allievo, tra gli altri, di Ottorino Respighi a Roma; a coordinare entrambi viene chiamato Charles Wolcott[2]. Le canzoni sono di vari autori: Song of the South, nei titoli di testa, è scritta da Sam Coslow e Arthur Johnston. È una canzone molto delicata, che nelle intenzioni di Walt Disney e degli autori deve far immediatamente immergere lo spettatore nelle atmosfere del «vecchio» Sud. That’s What Uncle Remus Said, di Eliot Daniel, Hy Heath e Johnny Lange, introduce la figura di Uncle Remus e delle sue fiabe. Who Wants to Live Like That? è di Ken Darby e Foster Carling. Uncle Remus canticchia questa filastrocca, che contribuisce a ben caratterizzare il personaggio. Degli stessi autori è Let the Rain Pour Down, un bellissimo blues ispirato al tradizionale Midnight Special, eseguito – come That’s What Uncle Remus Said - dallo Hall Johnson Choir. Robert MacGimsey firma How Do You Do?, mentre Ken Darby scrive il terzo ed ultimo pezzo per il coro, All I Want. Anche le musiche di questo brano sono ispirate ad un pezzo tradizionale, ma la parole sono originali. È un canto religioso, intonato quando tutti sono in ansia per le sorti di Johnny, uno dei bambini protagonisti del film. Charles Wolcott e Ray Gilbert, invece, fanno cantare a Hattie McDaniel (la Mammy di Via col vento) Sooner or Later. “Che Schönberg mi perdoni” (7° parte - Hattie McDaniel)L’attrice interpreta qui il ruolo di Auntie Tempy, alla cui porta Uncle Remus bussa ogniqualvolta lei stia cucinando e lui sia affamato. Allie Wrubel e Ray Gilbert, infine, raccontano in parole e musica di come ciascuno abbia il proprio luogo in cui essere felice, il proprio “Trastulliolà”, come è tradotto in italiano, con un neologismo, il concetto portante di Everybody’s Got a Laughing Place. Ma, soprattutto, firmano il pezzo che contribuirà non poco al successo del film, Zip-a-dee-doo-dah, che James Baskett interpreta in un “amabile stile jazzy, con la voce a lanciarsi in acrobazie scat”[3], e con un ritornello fatto di parole inventate come sarà, in seguito, la celeberrima Supercalifragilisticexpialidocius di Mary Poppins, scritta dai fratelli Sherman e cantata da Julie Andrews e Dick Van Dyke. Anche Zip-a-dee-doo-dah trae origine da un brano della tradizione musicale del sud, Zip Coon, risalente a prima della Guerra Civile americana (1861-1865).
È un altro (vecchio) Sud quello con cui si apre, invece, Musica Maestro (Make Mine Music, 1946). È il Sud dei «rustici» bianchi delle colline, gli hillbilly, già narrati da Al Capp nel fumetto comico Li’l Abner. “Che Schönberg mi perdoni” (7° parte - Li'l Abner)La musica, stavolta, non poteva essere che il country di quelle genti e di quelle terre. Per questo episodio, Disney ne sceglie un divertente brano del 1936, e lo fa interpretare ai King’s Men, stelle vocali della Paramount fin dal 1929. Il loro leader, Ken Darby, aveva già lavorato alle musiche di Pinocchio e a quelle di Bambi mentre, in seguito, si occuperà della colonna sonora di Tanto caro al mio cuore (So Dear to My Heart) un mediometraggio in tecnica mista del 1948, tra i meno noti della Disney. Musica Maestro è una sorta di sequel di Fantasia. Qui, ad essere visualizzati, però, sono, prevalentemente, brani della musica popular americana. Che, tuttavia, non risultano i più riusciti del film. Dal punto di vista grafico, l’episodio più innovativo è All the Cats Join In, che racconta un sabato pomeriggio degli adolescenti della middle class bianca del secondo dopoguerra, tra automobili color caramella, gelati ipercalorici e, soprattutto, un travolgente swing di Benny Goodman. La matita dell’animatore è in campo e disegna «in diretta» personaggi, ambienti e dettagli utili al proseguimento della narrazione. Musicalmente – e drammaturgicamente – i segmenti più significativi del film sono Peter and the Wolf (Pierino e il lupo) e La balena che voleva cantare all’Opera (The Whale Who Wanted to Sing at the Met). Pierino e il lupo sta a Musica Maestro come L’Apprendista stregone sta a Fantasia. Al pari di Topolino nell’antro dello stregone, chi non ricorda Pierino, nei gelidi boschi russi, che, armato di un fuciletto a tappi dà la caccia al lupo? “Che Schönberg mi perdoni” (7° parte - Peter and the Wolf)Ma, soprattutto, chi non conosce la fiaba musicale di Sergej Prokof’ev, per voce recitante e orchestra, che ha avuto tanti straordinari interpreti? Tra i narratori, italiani e internazionali, vanno citati, tra gli altri, David Bowie, Angelo Branduardi, Peter Ustinov, Arturo Brachetti, Peppe Barra, Boris Karloff, Gigi Proietti, Sting, Lucio Dalla, Paolo Poli, Arnoldo Foà, John Gielgud. Di Roberto Benigni, che, pateticamente e invano, cerca di rubare la scena e di sovrastare la grandezza di Claudio Abbado e dell’Orchestra Mozart di Bologna, meglio tacere. Nel film, la voce recitante è quella di Sterling Holloway, coinvolto in un gran numero di corti e lungometraggi disneyani, doppiato in Italia da Stefano Sibaldi.
Secondo Bob Thomas, proprio Prokof’ev, durante una visita agli studios, avrebbe offerto la composizione a Walt Disney, che, inizialmente pensa di inserirlo in Fantasia: “L’ho composta con la speranza di convincerla a trarre un cartoon dalla mia musica”, sarebbero state le parole del Maestro. Pierino e il lupo (1936) debutta, in forma di balletto, al City Center Theatre di New York il 13 gennaio 1940. Prokof’ev concepisce la fiaba musicale con un chiaro intento didascalico: far conoscere ai bambini le caratteristiche dei principali strumenti musicali e il loro ruolo in un’orchestra. Come premessa alla partitura, lo stesso compositore scrive: “Ogni personaggio del racconto è rappresentato da un diverso strumento: l’uccellino dal flauto, l’anitra dall’oboe, il gatto dal clarinetto, il nonno dal fagotto, il lupo da tre corni, Pierino dal quartetto d’archi, e gli spari dei fucili dai timpani e dalla grancassa. Prima dell’esecuzione orchestrale è consigliabile mostrare ai bambini gli strumenti, e suonare i singoli motivi: così i bambini, durante l’esecuzione, impareranno a individuare il tipico timbro degli strumenti”. La vocazione didattica di Prokof’ev incontra felicemente quella di Walt Disney, che si manifesta, soprattutto, nel campo musicale. Disney è da sempre convinto che la musica sia un evento gioioso e che apprendere e divertirsi non debbano mai essere due momenti separati[4]. “Che Schönberg mi perdoni” (7° parte - Sergej Prokof'ev)
Bambino prodigio, Sergej Sergeevič Prokof’ev (1891-1953) compone la sua prima opera a otto anni. In gioventù è un ribelle per istinto, rifiuta ogni accademismo ed esprime una personalità musicale estranea a cerebralismi ed esibizionismi. Dopo il diploma al Conservatorio di San Pietroburgo, collabora con Sergej Diaghilev, frequenta Stravinsky e Debussy, viaggia, suona a Roma e a Londra dove conosce Ravel e Richard Strauss. Nel 1917, tornato in Russia, sostiene la rivoluzione di febbraio e compone la Sinfonia classica, ispirata a Haydn e destinata a diventare una delle sue opere più popolari. Nel 1918, lascia la neonata Unione Sovietica per trascorrere i successivi quindici anni negli Stati Uniti e in Europa, intensificando l’attività di compositore e di esecutore, e accrescendo la propria fama. Tornato in U.R.S.S., da parte del regime staliniano subisce censure, ma riceve anche importanti riconoscimenti, fino ad una piena riabilitazione – postuma – da parte di Kruschev. Tra le partiture di Prokof’ev, ci sono anche quelle per due film di Sergej Michajlovič Ejzenštejn. Il grande regista russo conosce personalmente Walt Disney e ne è un ammiratore. “Che Schönberg mi perdoni” (7° parte - Ejzenštejn e Disney)All’uscita nelle sale di Musica Maestro, scrive: “Che cosa interessante! Lui e io abbiamo entrambi Prokof’ev. Due diversi Prokof’ev. Il Sergej Sergeevič di Pierino e il lupo (incluso in Musica Maestro), e il Sergej Sergeevič delle colonne sonore di Aleksandr Nevskij e Ivan il terribile, par excellence. “Che Schönberg mi perdoni” (7° parte - Peter and the Wolf)Nel dominio della musica, Pierino e il lupo fa esattamente la stessa cosa che il “corretto” Disney fa tra la musica e il cartone animato: una sintesi ironica. I timbri strumentali di Sergej Sergeevič sono dislocati comicamente attraverso concreti domini di rappresentazione. All’inizio un elenco: un’oca che starnazza, un gatto, un uccello, un lupo, Pierino. Questo è esattamente quanto Disney fa col disegno nei suoi migliori film, in rapporto alla musica: una corrispondenza astratta (la sola possibile) di suono e disegno, forzatamente rivestita di forme concrete (che è ciò per cui risulta divertente)”[5]. Ma l’episodio di Musica Maestro che Ejzenštejn preferisce è La balena che voleva cantare all’Opera. Scopriremo perché, nella prossima puntata[6].

 

NOTE

[1]Cfr. la 3ᵃ parte di questo articolo in https://www.strumentiemusica.com/notizie/che-schonberg-mi-perdoni-3-parte/
[2]Cfr. la 6ᵃ parte di questo articolo in https://www.strumentiemusica.com/notizie/che-schonberg-mi-perdoni-6-parte/
[3]Stefano Bianchi, “Pepperlandie. Il pop e il rock nei cartoons”, in G. Bendazzi, M. Cecconello, G. Michelone, Coloriture, Bologna, Pendagron, 1995, p. 89.
[4]G. Bendazzi et Al., op. cit.
[5]Sergej Michailovič Ejzenštejn, Walt Disney, Roma, Castelvecchi, 2017, p. 87.
[6]Al termine della 6ᵃ parte di questo articolo, ho scritto che questa sarebbe stata l’ultima tappa del viaggio nella «musica disneyana». Nel corso delle successive ricerche, però, ho incontrato tanti e tali nuovi temi, che ho pensato di prolungare il percorso.

 

PER APPROFONDIRE

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

BUTTINO, Vincenzo, Invito all’ascolto di Prokof’ev, Milano, Ugo Mursia Editore, 2000.

EJZENŠTEJN Sergej M., La forma cinematografica, Torino, Einaudi, 2003.

JONES, Leroy, Il popolo del blues, Torino, Einaudi, 1980.

MICHELONE, Guido, VALENZISE, Giuseppe, Bibidi Bobidi Bu. La musica nei cartoni animati da Betty Boop a Peter Gabriel, Roma, Castelvecchi, 1998.

PROKOF’EV, Sergej, S., Pacovska. Kveta, Pierino e il lupo, Cornaredo (MI), Minedition, 2013.

SCHULLER, Gunther, Il jazz. L’era dello swing. I grandi maestri. Goodman, Ellington, Armstrong, Torino, EDT, 1999.

VINAY, Giafranco, Il Novecento nell’Europa Orientale e negli Stati Uniti, Torino, EDT, 1991.

ZENNI, Stefano, Che razza di musica. Jazz, blues, soul e le trappole del colore, Torino,EDT, 2016.

 

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Autore: Sergio Macedone

Sergio Macedone ha scritto 72 articoli.



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