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Il nemico che non può uccidere – Sigmund Freud e la musica (1° parte)

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“Premetto che in fatto d’arte non sono un intenditore, ma un profano. Ho notato spesso che il contenuto di un’opera d’arte esercita su di me un’attrazione più forte che non le sue qualità formali e tecniche, alle quali invece l’artista attribuisce un valore primario. Per molte manifestazioni e per più d’un effetto che l’arte produce mi manca invero l’esatta comprensione […]”. Così scrive Sigmund Freud nel 1913.Il nemico che non puo uccidere - Sigmund Freud e la musica (prima parte - Sigmund Freud) E aggiunge: “Le opere d’arte esercitano tuttavia una forte influenza su di me, specialmente la letteratura e le arti plastiche, più raramente la pittura. Sono stato indotto perciò a indugiare a lungo di fronte ad esse quando mi se ne è presentata l’occasione, con l’intento di capirle a modo mio, cioè di rendermi conto per qual via producano i loro effetti. Nel caso in cui ciò non mi riesce, come per esempio per la musica, sono quasi incapace di godimento. Una disposizione razionalistica o forse analitica si oppone in me a ch’io mi lasci commuovere senza sapere perché e da cosa. La mia attenzione è caduta così sul fatto, apparentemente paradossale, che proprio alcune delle creazioni artistiche più meravigliose e travolgenti sono rimaste oscure alla nostra comprensione. Le ammiriamo, ci sentiamo sopraffatti dalla loro grandezza, ma non sappiamo dire che cosa rappresentano”[1]. Poche battute, sufficienti, però, a comprendere l’indifferenza del padre della psicanalisi per la musica. Oltre al brano citato, nelle opere di Freud si trovano altri rarissimi e accidentali riferimenti all’arte dei suoni, per esempio quando tratta della musica nelle allucinazioni oppure del suo potere di evocare ricordi altrimenti inaccessibili. Freud non ama neppure assistere ad opere e concerti, e, quando, raramente, vi si lascia trascinare (purché si tratti, esclusivamente, di Mozart) impiega quel tempo per riflettere sui propri casi clinici e sulle proprie teorie. Per Oliver Sacks, neurologo e divulgatore scientifico, quella di Freud è una vera e propria “«resistenza» al potere seduttivo ed enigmatico della musica […].Il nemico che non puo uccidere - Sigmund Freud e la musica (prima parte - Oliver Sacks) Per molti di noi, in effetti, le emozioni indotte dalla musica possono essere travolgenti. Diversi miei amici, che hanno un’intensa sensibilità per la musica, non possono tenerla come sottofondo mentre lavorano: o sono in condizioni di prestarle un’attenzione totale, oppure devono spegnerla. Essa è infatti troppo potente per consentire loro di concentrarsi con altre attività mentali. Se ci abbandoniamo totalmente alla musica, possiamo finir preda di stati di estasi e rapimento; una scena comune, negli anni Cinquanta, era quella di grandi masse di pubblico che cadevano in deliquio con la musica di Frank Sinatra o di Elvis Presley, prese da un eccitamento emozionale e forse erotico così intenso da indurre allo svenimento. Anche Wagner fu un maestro della manipolazione musicale delle emozioni, e questa forse è una ragione che spiega come mai la sua musica risulti tanto inebriante per alcuni e così fastidiosa per altri. Tolstoj era profondamente ambivalente nei confronti della musica, poiché essa aveva, secondo lui, il potere di indurlo a stati mentali “fittizi”: emozioni e immagini che non erano suoi né sotto il suo controllo. Adorava la musica di Čajkovskij, ma spesso rifiutava di ascoltarla,Il nemico che non puo uccidere - Sigmund Freud e la musica (prima parte - Caikovskij) e in La sonata a Kreutzerde scrisse come la moglie del narratore fosse stata sedotta da un violinista e dalla sua musica: i due suonano insieme la Sonata a Kreutzer di Beethoven, e il narratore arriva a convincersi che quella musica è così potente da alterare il cuore della donna e spingerla all’infedeltà. La storia finisce con l’uccisione di lei per mano del marito oltraggiato – sebbene l’uomo senta che il nemico vero, il nemico che non può uccidere, sia in realtà la musica”[2].
Contrariamente ad altre espressioni artistiche, la musica, secondo Freud, concerne il mondo della mistica perché propone all’ascoltatore una sorta di fusione con l’oggetto, un «sentimento oceanico d’immedesimazione col Tutto», al quale egli preferisce sottrarsi”[3]. La definizione, con la quale indica la matrice profonda di ogni religione, è dello scrittore francese Romain Rolland (1866-1944), a cui Freud risponde con una lettera, nel 1929: “In quali mondi, per me estranei, Lei si muove! La mistica è per me qualcosa di precluso, come la musica”. Lo psicanalista ammette, però, che i sentimenti di fusione che la mistica e la musica, talvolta, suscitano, hanno una loro consistenza e devono essere spiegati: “Siamo assolutamente pronti a riconoscere che un «sentimento oceanico» esiste in molte persone, e propendiamo a ricondurlo a una prima fase del sentimento dell’Io”[4].Il nemico che non puo uccidere - Sigmund Freud e la musica (prima parte - Romain Rolland)
Freud è, dunque, consapevole del potere evocativo della musica. In L’Interpretazione dei sogni sostiene che essa, con poche note, è in grado di risvegliare frammenti di ricordi e sfiorare le fantasie ad essi collegate: “[…] se si eseguono un paio di battute e qualcuno, come avviene nel Don Giovanni, dice ‘È dalle Nozze di Figaro di Mozart’, tutt’in una volta fluttuano in me ricordi, dei quali però, un attimo dopo, niente di isolato può giungere alla coscienza. La frase significativa serve da punto di irruzione, a partire dal quale viene posto contemporaneamente in eccitazione tutto un complesso. Potrebbe non succedere diversamente nel pensiero inconscio”[5]. In particolare, nel sogno, che è strutturato “prevalentemente, ma non esclusivamente per immagini visive. Si serve anche di immagini uditive e, in misura minore, di impressioni degli altri sensi. […] Il sogno allucina, sostituisce cioè pensieri con allucinazioni. Da questo punto di vista non esistono differenze tra rappresentazioni visive e acustiche; si è notato che il ricordo di una serie di suoni, uditi prima di addormentarsi, si tramuta, nel sonno profondo, nell’allucinazione della stessa melodia[6]. […] In modo identico al sogno si comporta la nevrosi. Conosco una paziente che soffre per il fatto di udire (allucinare) involontariamente e contro la sua volontà canzoni e brani di canzoni, senza riuscire a comprenderne il significato per la sua vita psichica. Non è certamente una paranoica. In seguito l’analisi dimostra che lei abusa del testo di queste canzoni, introducendovi certe licenze: ‘Leise, leise, fromme Weise’ [‘Dolcemente, dolcemente, pia melodia’; dall’aria di Agathe nel Franco cacciatore di Weber, n.d.r.] significa nel suo inconscio fromme Waise [pia orfana, n.d.r.], e l’orfana è lei stessa. ‘O du selige, o du fröhliche’ [O tu beato, o tu gioioso, n.d.r.] è l’inizio di un canto di Natale; interrompendo prima di “tempo di Natale”, ne fa un canto di nozze, e così via”[7]. Freud stesso non è immune dall’essere tormentato da qualche motivo musicale ricorrente, che assume valore di sintomo. In una lettera del 6 dicembre 1936, scrive alla principessa Marie Bonaparte (che, in seguito, lo aiuterà a sfuggire alla persecuzione nazista dopo l’annessione dell’Austria al III Reich): “Spesso nel carezzare Jofi [uno dei cagnolini di Freud, n.d.r.]Il nemico che non puo uccidere - Sigmund Freud e la musica (prima parte - Marie Bonaparte) mi son sorpreso a mugolare una melodia che io, uomo assolutamente non musicale, ho dovuto riconoscere come l’aria dell’amicizia dal Don Giovanni”[8]. Dunque, Freud ritiene che questa associazione sia riferibile all’amicizia fra uomo e cane, un rapporto, cioè, senza alcuna complicazione affettiva. “Ma non diremmo che stavolta il padre della psicanalisi abbia correttamente analizzato se stesso” – sostiene lo psicoterapeuta Sergio Caruso – “anche perché nella stessa lettera si parla di Topsy, la cagnetta di Marie Bonaparte, della stessa razza dei chow posseduti da lui. Il che conferisce al «mugolare» di Freud una connotazione speciale, che, complice l’aria di Mozart, mette in relazione Topsy e Jofi e, per traslato, allude all’amicizia ben più complessa fra l’anziano scienziato e la più giovane principessa. La quale, da una parte, soccorre Freud/Don Giovanni con la devozione di un Leporello; ma dall’altra, chissà, resta pure una nobildonna che risveglia residue pulsioni: prontamente negate. Potenza della musica!”[9].
L’indifferenza, o, meglio, la resistenza alla musica, non impedisce a Freud di interessarsi del «caso di Gustav Mahler», che, nell’agosto del 1910, gli chiede, ottenendolo, un consulto. Il nemico che non puo uccidere - Sigmund Freud e la musica (prima parte - Gustav Mahler)Freud si trova in vacanza in Olanda. Mahler (1860-1911) ha da poco ricevuto, per un lapsus commesso dal mittente, una lettera indirizzata alla moglie Alma, con la quale un ancor giovane Walter Gropius, il futuro, brillante architetto, fondatore del Bauhaus, suo spasimante, le chiede di abbandonare il marito e di sposarlo. Mahler, convinto che la moglie, più giovane di quasi vent’anni, sia stanca di lui, è colto da “strani stati mentali e ansie”[10]e non riesce a portare a termine la Decima Sinfonia alla quale sta lavorando. In seguito, Alma sosterrà di non avere mai avuto alcuna intenzione di lasciare il marito: “Se negli ultimi tempi avevo spesso sentito con disperazione che il tempo fuggiva senza che io riuscissi a vivere una mia vita, pure non mi sarei potuta immaginare una vita senza Mahler. Meno che mai, poi, con un altro uomo. Certo avevo pensato qualche volta di andarmene, sola, da qualche parte, di ricominciare una vita nuova, ma sempre senza desiderare la compagnia di un’altra persona. Mahler era e rimaneva per me il punto centrale della mia esistenza. Ma egli era sconvolto fin nell’intimo. Fu allora che scrisse tutte quelle invocazioni e tutte quelle frasi rivolte a me, nell’abbozzo della partitura della Decima Sinfonia. Riconosceva di aver condotto una vita da psicopatico e decise improvvisamente di recarsi da Sigmund Freud”[11]. Dopo due appuntamenti mancati, perché rinviati dal compositore, arriva il momento dell’incontro, che si svolge a Leiden il 26 agosto. Non si tratta di una vera e propria seduta di psicanalisi, dell’inizio di un percorso terapeutico: i due trascorrono il pomeriggio passeggiando e conversando. Freud racconterà che gli era stata offerta l’occasione di ammirare tutta l’intelligenza psicologica di un creatore geniale. Nel suo libro di memorie, Alma riprende la narrazione ricordando che Mahler “descrisse a Freud il suo stato singolare e le sue preoccupazioni e Freud, a quanto sembra, riuscì veramente a tranquillizzarlo. […] Alla fine gli disse: ‘Conosco Sua moglie. Essa amava suo padre e può cercare e amare solo quel tipo di persona. La Sua età, che Lei teme, è proprio ciò che La rende attraente a Sua moglie. Non si preoccupi! Lei ama Sua madre e ha cercato il tipo di lei in tutte le donne. Sua madre era triste e sofferente, Lei vuole, inconsciamente, che anche Sua moglie sia così!’. Come aveva ragione in tutti e due i casi! La madre di Gustav Mahler si chiamava Marie. Quando ci incontrammo voleva cambiare il mio nome in Marie, […] avrebbe voluto che io fossi più «sofferta», queste le sue parole. Si rammaricava che io avessi avuto fino ad allora poche esperienze tristi e mia madre gli rispose: ‘Tranquillizzati, la vita si incaricherà certo di dargliele!’ Dal canto mio ho realmente cercato sempre l’uomo piccolo, basso, saggio e di spirito superiore, simile a mio padre, come l’avevo conosciuto e amato. Il nemico che non puo uccidere - Sigmund Freud e la musica (prima parte - Alma Mahler)Le spiegazioni di Freud tranquillizzarono Mahler. Ma non ne volle mai sapere del suo complesso materno. Rifuggiva da simili concezioni”[12]. Una decina di giorni dopo l’incontro con Freud, il musicista scrive alla moglie: “[…] Freud ha perfettamente ragione: tu sei stata sempre, per me, la luce, il punto centrale. Naturalmente la chiarezza che si è fatta in me su tutto ciò e la consapevolezza esaltante, non più turbata da inibizioni, accresce all’infinito i miei sentimenti…”[13].

 

NOTE

[1]Sigmund Freud, “Il Mosé di Michelangelo”(1913), in Opere, vol. VII, Torino, Boringhieri, 1977, p. 300.
[2]Oliver Sacks, Musicofilia, Milano, Adelphi, 2008, pp. 335-337.
[3]Sergio Caruso, Freud, la musica e l’arte, in http://www.cipog.com/it/articoli/freud_su_musica_e_arte.pdf, 2006.
[4]S. Freud, “Disagio della civiltà”(1929), in Opere, vol. X, Torino, Boringhieri, , 1978 p. 564.
[5]S. Freud, L’interpretazione dei sogni(1899), in Opere, vol. III, Torino, Boringhieri, 1978, p. 455.
[6]Ibidem, p. 56.
[7]Ibidem, p. 383n.
[8]S. Freud, Lettere 1873-1939, Torino, Boringhieri, 1960, p. 400.
[9]S. Caruso, op. cit.
[10]Alma Mahler, Gustav Mahler. Ricordi e lettere, Milano, il Saggiatore, 1960, p. 169.
[11]Idem.
[12]Ibidem, pp.170-171.
[13]Idem.

 

PER APPROFONDIRE

BIBLIOGRAFIA

ADORNO, Theodor W., Mahler. Una fisiognomica musicale, Torino, Einaudi, 2005.

ALBANO, Lucilla, Il divano di Freud, Milano, il Saggiatore, 2014

FOURNIER-FACIO, Gastòn (a cura di), Gustav Mahler. Il mio tempo verrà. La sua musica raccontata da critici, scrittori e interpreti. 1901-2010, Milano, Il Saggiatore, 2010.

FREUD, Sigmund, Saggi sull’arte, la letteratura, il linguaggio, Torino, Bollati-Boringhieri, 1991.

GOMBRICH, Ernst H., Freud e la psicologia dell’arte, Torino, Einaudi, 2001.

NICASTRO, Aldo, Come ascoltare le sinfonie di Mahler, Milano, Mursia, N.D.

PRINCIPE, Quirino, Mahler. La musica tra Eros e Thanatos, Milano, Bompiani, 2002.

 

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Autore: Sergio Macedone

Sergio Macedone ha scritto 62 articoli.



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