“Il paese dei coppoloni”: il nuovo libro di Vinicio Capossela

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Il paese dei coppoloni“Il paese dei coppoloni” è il titolo del nuovo libro di Vinicio Capossela. Inutile dire che si tratta di una storia roboante, piena di stupore. Piena di meraviglia e di profondità, come solo Capossela sa riempire le storie che racconta. Non ha importanza che si tratti di musica, di testo, di immagini. Tutto viene raccolto in una grande suggestione e assume il profilo di una grande visione, da cui emerge la capacità dell’autore di attestarsi su un livello narrativo sempre intenso e originale. Le “prove” di Capossela ci suggeriscono, in un certo senso, la sua ricerca, la rotta che sta seguendo un animo inquieto ma visionario, orientato da una sensibilità e un talento sicuramente fuori dal comune. Ho detto “prove” perché forse di questo si tratta. Di tentativi, di esercizi per affinare lo sguardo, per riportare dentro una forma di rappresentazione il visibile e l’invisibile che ne orienta i movimenti. Attenzione niente di mistico. Non nel senso religioso, almeno. Se c’è una mistica nell’arte di Capossela e, soprattutto nel suo linguaggio, nella usa narrativa e nelle sue narrazioni, assume un senso liberatorio. Un senso che si lega indissolubilmente alla capacità di leggere gli eventi “poeticamente”, individuando gli equilibri e le contraddizioni, ed elevando le forme che questi assumono a un piano più ineffabile. Ho detto “prove” anche perché Capossela è uno sperimentatore. E chi sperimenta fa questo: elabora, assembla e condivide, per poi valutarne l’impatto sui fruitori e ricominciare l’analisi proprio da questa nuova fase “sociale” dell’opera. Ci sono i dischi, che sono sempre diversi, per tema e per stile. Ci sono i progetti che veicolano le sue voci: dai festival ai reading, dai concerti ai documentari (“Indebito”, il film prodotto con Andrea Segre sul rebetiko è uscito pochi mesi fa e ha coinciso con il suo libro “Tifteri” e la sua raccolta musicale dedicata alla Grecia “Rebetiko Gymnastas”). E ci sono i libri: “Il paese dei coppoloni” è l’ultimo di una serie fortunata e originale. È uscito ufficialmente il primo aprile. E si inserisce – possiamo dirlo rischiando un po’ nell’interpretazione generale – nelle “prove” di comprensione e di connessione con una delle storie che hanno “fatto” il Capossela che conosciamo: la provincia, il sud del nostro paese e, in generale (come era in parte stato anticipato con i lavori sulla Grecia), il riconoscimento di una serie di elementi che possono rappresentare una sorta di contrappunto alla produzione culturale mainstream e alle dinamiche più passivamente condivise nelle società contemporanee.