L’anima più profonda del bandoneon

Al PIF la presentazione di “Bandoneon e bandoneisti” di Paolo Picchio

61

Bandoneon e Bandoneonisti - con un saggio su Borges & Piazzolla e altri scritti sul tangoSono tanti gli strumenti musicali che non si limitano a produrre suoni, ma che sembrano capaci di custodire un’anima. Ma in grado di raccontare anche storie di viaggi, di nostalgia e di passione sono davvero pochi. Oltre alla fisarmonica, c’è, senza dubbio, il bandoneon. Il 13 settembre, a Castelfidardo, ho presentato, con Paolo Picchio, il suo libro Bandoneon e bandoneonisti  – Con un saggio su Borges & Piazzolla e altri scritti sul tango (Ars Spoletium, 2026), che ho avuto l’onore e il piacere di curare. Questa che state per leggere è una sintesi di quella conversazione…

Stamattina, faremo un assaggio del viaggio straordinario che Paolo Picchio ha percorso dentro la storia del bandoneon, alla scoperta non solo di una scatola di legno con mantice, ma delle vite, dei segreti e del talento dei più grandi maestri che lo hanno suonato. Perché Paolo Picchio ha la capacità di richiamare in vita tempi, luoghi e persone lontani nel tempo e nello spazio con l’abilità e la partecipazione dello scrittore, oltre che del saggista. Leggendo questo libro, ho provato- senza soluzione di continuità – la sensazione di essere nella Buenos Aires degli anni d’oro del tango, ad ascoltare Gardel all’Armenonville o il bandoneonista Augusto Berto in un locale del modesto quartiere La Paternal. E, poi, via via, in altri decenni, in altri luoghi, davanti ad altri musicisti, di cui, nella mia mente, ascoltavo i suoni suscitati dalle parole di Paolo Picchio. Atmosfere, che solamente un romanziere è in grado di evocare e trasmettere anche a chi, come me, non ha mai visitato l’Argentina. Paolo, perché un grande esperto di fisarmonica come te ha deciso di studiare la storia e le storie del bandoneon?

Come per tante altre persone, il mio incontro con il bandoneon è stato grazie alla figura di Astor Piazzolla e alla sua magica musica. Da questo ho iniziato poi a scoprire la vastità del mondo del tango, che non è solo una musica e una danza, il tango è fatto di poesia, testi, costumi, immagini, identità; è, insomma, una vera forma di “cultura”. Questa immensa “materia culturale” mi ha appassionato, creando in me il desiderio di studiare, di approfondire.

Esiste una storica, reciproca diffidenza o rivalità tra bandoneonisti e fisarmonicisti?

Il bandoneon è uno strumento in crescita, ma non è rintracciabile in tutti i Paesi del mondo e in tutti i contesti musicali. Questo ha fatto sì, che, in qualche occasione, la musica del tango venisse eseguita dalla fisarmonica, strumento che, pur non coincidente con il bandoneon, ha delle similitudini con esso. Da ciò è scaturito il desiderio di tanti fisarmonicisti di iniziare a studiare anche il bandoneon, ma questo fatto ha inevitabilmente generato anche una certa rivalità tra i due ambienti di strumentisti. Spero che questo mio libro sia d’aiuto per fare chiarezza e anche per “quietare” gli animi.

Entriamo nel vivo della tua narrazione: come fu che questo strumento a mantice, proveniente dalla Germania, conquistò Buenos Aires e Montevideo?

La produzione di questo strumento si è sviluppata in Germania verso la metà del XIX secolo, ma poi, con l’emigrazione degli europei in Argentina, esso è arrivato nel Paese attorno al 1880-90 riuscendo ad assumere fin da subito il ruolo di leader negli ensemble musicali che stavano a poco a poco ottenendo un notevole successo grazie all’esecuzione del tango, un genere musicale la cui popolarità cresceva vertiginosamente.

PIF 2026 - presentazione libro Bandoneon e BandoneonistiNel corso della tua lunga ricerca, ci sono stati dei bandoneonisti che più ti hanno sorpreso per il loro processo di maturazione artistica? Raccontaci qualcosa del loro percorso musicale…

I bandoneonisti, specie quelli delle generazioni più vecchie, non avevano un elevato livello di cultura musicale; forse il primo ad aver studiato seriamente è stato proprio Piazzolla. Ma, nonostante questa mancanza, questa categoria di musicisti ha sviluppato una maestria assolutamente raffinata e strettamente connessa con ciò che normalmente viene definito “arte”. In questo percorso di sviluppo non si può negare come Eduardo Arolas (che non ha avuto una lunga vita) abbia comunque lasciato un’impronta indelebile nella storia di questo strumento. In una generazione successiva la figura che giganteggia per importanza è quella di Anìbal Troilo, a cui si deve aggiungere il rivoluzionario Astor Piazzolla che è, ancora oggi, il più “internazionalizzato” di tutti i bandoneonisti della storia. Nel libro ho voluto dedicare un capitolo a Eduardo Rovira, un’altra figura che ha tentato la strada del rinnovamento, che però non ha raggiunto la popolarità di Piazzolla. Un discorso culturalmente più articolato si può trovare nella disamina, che ho fatto in una sezione specifica del mio libro, del rapporto tra il grande poeta Jorge Luis Borges e Astor Piazzolla: un rapporto piuttosto difficile da cui, però, si può desumere un considerevole spaccato della cultura argentina di quegli anni. Se nella storia dello strumento le indiscusse capitali culturali sono state Buenos Aires e Montevideo, oggi stiamo invece vivendo un interessante e “rivitalizzante” dualismo tra l’area del Rio de la Plata e l’Europa (a cui andrebbe aggiunto l’incremento di popolarità del tango in estremo Oriente).

E per quanto riguarda le vicende umane? Raccontaci, come sai fare tu, qualcosa della vita dei bandoneonisti.

Ci sono tantissime storie che hanno davvero dell’incredibile. Intanto, mi ha sempre colpito molto lo spirito di “corporazione”, lo spirito, cioè, di collaborazione e aiuto che c’era tra i bandoneonisti. Mi piace ricordare che quando Domingo Santa Cruz si ammalò gravemente, al fine di soccorrerlo economicamente, per un periodo, alcune stazioni radiofoniche trasmisero gratuitamente esecuzioni delle orchestre di Francisco Canaro, Julio De Caro, Francisco Lomuto, Ricardo Brignolo, Ernesto De La Cruz, Edgardo Donato, Rosario Granados, Juan Maglio (il gotha delle orchestre tipiche dell’epoca) raccogliendo fondi per sostenerlo. Pochi anni dopo, il grande Arolas, venuto a conoscenza che a Genaro Espósito era andato via il pianista della sua orchestra, gli segnalò subito un buon nominativo, un giovane di grande talento alla tastiera: Juan Carlos Cobián, che diventerà poi uno dei più noti direttori di orchestra della storia del tango.

Nel 1920, Genaro Espósito fu uno dei primi a portare il tango in Francia, emigrando per ragioni di lavoro, venendo costretto al Cabaret Princesse a indossare abiti da “gaucho” (che nulla avevano a che fare con il tango). Ma c’è di più: in segreto Cobián e sua moglie si recarono a Parigi presso La Coupole per ascoltare Genaro Espósito e fargli così una bellissima improvvisata; i due musicisti/amici, dopo essersi riabbracciati dopo tanti anni, decisero di recarsi insieme al cimitero di Saint-Ouen per portare dei fiori sulla tomba del grande Eduardo Arolas. Ma le storie sono tantissime, mi viene in mente la polizia di Buenos Aires costretta a deviare il traffico cittadino per l’impossibilità di transitare davanti al locale dove si esibiva Paquita Bernardo, oppure Gebriel Clausi, che, novantenne, viene chiamato a collaborare con un gruppo rock, ma anche Alfredo Marcucci, che, finito a fare l’operaio metalmeccanico in Belgio, viene riconosciuto da alcuni appassionati di tango che lo riportano a suonare e insegnare.

PIF 2026 - presentazione libro Bandoneon e BandoneonistiCome è cambiato il modo di suonare il bandoneon con l’arrivo del Nuevo Tango di Astor Piazzolla?

La tecnica strumentale era già arrivata ai massimi livelli con strumentisti come Maffia, Laurenz, Ahumada e altri; Piazzolla ha essenzialmente compiuto la sua riforma in un’elevazione del tango in una sublime musica strumentale (nello specifico creando un proprio genere “personale”, perché il suo Nuevo Tango non è accostabile a nessun’altra musica).

Il tuo libro è anche altro, però. È una ricerca sul mondo della produzione e della diffusione dello strumento. Hai incontrato numerosi imprenditori e artigiani del bandoneon, che ti hanno detto che…

Mi hanno raccontato molte cose che rendono il mondo della produzione del bandoneon simile a quello della fisarmonica, anche se con una dimensione più ridotta. Mi hanno raccontato della difficoltà di reperimento di materiali di alta qualità, di una scarsa necessità di investire in marketing poiché l’ambiente degli strumentisti è tutto sommato ristretto e il passa-parola è sufficiente, dell’assoluta prevalenza del lavoro manuale rispetto alla possibilità d’impego di macchinari, ma, soprattutto, dell’assoluta necessità di trasmettere il mestiere (che richiede tempi di apprendimento molto lunghi) alle generazioni future.

Quale messaggio vorresti che i fisarmonicisti portassero con sé dopo aver letto il tuo libro?

Innanzitutto che bandoneon e fisarmonica sono due strumenti diversi, appartenenti alla stessa famiglia, questo è vero, ma dalle “anime” molto diverse. Quando si parla di loro occorre evitare generalizzazioni ed espressioni superficiali, mentre, piuttosto, è davvero appassionante andare alla scoperta delle grandi potenzialità che ognuno dei due strumenti possiede. Nel caso del bandoneon, la conoscenza della cultura del tango è imprescindibile dalla ricerca della sua “anima” più profonda.

 

Paolo Picchio (Castelfidardo, 1958) è musicologo, fisarmonicista e compositore. Docente di Teoria, Armonia, Storia della Musica e Fisarmonica, dal 1992 al 2013 è stato direttore artistico del Premio e Concorso Internazionale “Città di Castelfidardo” e, dal 1994 al 2001, del Premio Internazionale “Astor Piazzolla”. Ha tenuto conferenze sulla fisarmonica e il suo repertorio in tutto il mondo e pubblica regolarmente saggi e articoli su riviste e siti web specializzati. Nel 2021, ha pubblicato Astor Piazzolla. Il padre del Nuevo Tango. Cronologia, opere e discografia ragionata (Curci Editore). Per “Strumenti&Musica Magazine” cura la rubrica “Il tango”.

 

Paolo Picchio, Bandoneon e bandoneonisti  – Con un saggio su Borges & Piazzolla e altri scritti sul tango

Editore: Ars Spoletium, Castel Ritaldi (PG)

Anno di edizione: 2026

Pagine: 395, brossura, € 25,00

 

ACQUISTA IL LIBRO

© RIPRODUZIONE RISERVATA