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Adamo Volpi (1911 – 1980) – terza parte

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Fileuse (1950, Ancona, Edizioni Farfisa)

 

INTRODUZIONE

Fileuse - Adamo Volpi (cover)Dopo la pubblicazione del Moto perpetuo e del Preludio op. 31 Adamo Volpi, probabilmente incoraggiato dal positivo riscontro delle precedenti opere, diede alle stampe la Fileuse, altro brano destinato a divenire un classico della letteratura colta per fisarmonica, pubblicato nel 1950 dalle edizioni Farfisa e successivamente anche dalla M.A.P. di Londra.

La Fileuse, ovvero “la filatrice” si rifà alla tradizione ottocentesca, soprattutto pianistica, epoca in cui il pianoforte si consacra strumento principe del romanticismo, immancabile protagonista della musica da salotto così come della letteratura da concerto, grazie anche al contributo creativo dei più grandi autori della storia della musica: una letteratura che il Volpi, organista ma anche valido pianista, conosceva molto bene.
Ricordiamo alcune delle composizioni più note che portano questo titolo: La Fileuse op. 67 n. 4 (1843-45) di Felix Mendelssohn Bartholdy, che fa parte delle celebri “Romanze senza parole”, o quella sempre pianistica di Joseph Joachim Raff, l’Etude op. 157 n. 2 (1870), o ancora Spinnliedchen di Albert Ellmenreich (dall’op. 14, ovvero i Musikalische Genrebilder del 1863), o anche Das Spinnrad oder Spinnlied per violoncello e pianoforte op. 55 del ceco David Popper (Spinning Song op. 55 n. 1), fino alla Fileuse di Fauré dal Pellèas et Mélisande, II tempo della Suite dalle musiche di scena op. 80 per orchestra (poi trascritta da Alfred Cortot per pianoforte).
FilatriceA parte Fauré, si tratta di composizioni a metà tra il pezzo caratteristico da salotto e il brano brillante più o meno virtuosistico; ma, mentre i pezzi sopra citati, tutti in tonalità maggiore, si mantengono sulla falsariga del quadretto di genere, quello di Volpi pur nel solco della medesima tradizione si distacca in qualche modo, vuoi per la tonalità minore, vuoi per una certa aurea di “nobile raffinatezza” che però non disdegna un marcato “descrittivismo”.
Nel Novecento scrissero poi delle “fileuse” ma in un ambito di elaborazioni da melodie popolari/folcloriche, autori come Benjamin Britten (1946, dalla collezione “Folk Song Arrangements”, vol.2) e Luciano Berio (1976, dalle Folk Songs).

Ad ogni modo il “tema fileuse” oltre che alla musica romantica e non solo, fu caro anche al mondo culturale/artistico extramusicale, quindi alla poesia (ad esempio con Paul Valéry), alla narrativa (con Honoré Beaugrand, ecc.), alla pittura (con François Bonvin, Jean François Millet, Filadelfo Simi, ecc.) e persino al teatro.

Ritornando alla Fileuse di Volpi, appena pubblicata fu inserita fra i pezzi d’obbligo del 2° Festival della fisarmonica di Stradella, svoltosi nel settembre del 1950 che vedeva fra i membri della commissione giudicatrice Felice Lattuada (presidente), Guido Farina e Bio Boccosi. Il pezzo da allora è entrato stabilmente nel repertorio classico-tradizionale della fisarmonica ed è, insieme al Preludio op. 31, quello più conosciuto del musicista cremonese, anche perché lo stesso autore ne fece poi una versione per organo – caso veramente raro di “trascrizione”, perché solitamente si trascrive dall’organo alla fisarmonica e non viceversa – adattamento che proponeva spesso nei suoi concerti d’organo. Il brano fu poi eseguito in varie occasioni anche in un’altra particolare versione, ovvero per fisarmonica e pianoforte, proposto dall’eccezionale duo Marcosignori – Volpi; ma di questa elaborazione non esistono né copie stampate e neppure manoscritti. Sappiamo infatti che l’autore era solito improvvisare la sua parte pianistica, cambiandola di volta in volta mentre accompagnava il celebre fisarmonicista che eseguiva la parte “ufficiale” del suo strumento.

 

BREVE ANALISI E COMMENTI

La composizione, in la minore, è tripartita – nella classica forma A – B – A’ -, ed è costituita da tre voci. La figurazione ritmica ripetitiva della prima sezione, che intende evocare il movimento dell’arcolaio, si snoda nei suoni staccati del basso a sedicesimi intercalati da relative pause; la melodia nella voce superiore presenta lo stesso andamento ritmico del basso, mentre alla parte interna è affidato un incessante movimento di sedicesimi legati, come un moto perpetuo, che in alcuni punti rinforza la parte superiore, generalmente attraverso intervalli di sesta.
Fileuse - Adamo Volpi (estratto 1)La sezione centrale è caratterizzata da una maggiore cantabilità, grazie anche a note tenute e legate sia nella linea melodica che nel basso, permanendo sempre il movimento continuo della voce interna.Fileuse - Adamo Volpi (estratto 2)
Nella ripresa ritorna quindi l’idea iniziale, con la caratteristica figura ritmica invariata che, allargando progressivamente la tessitura della tastiera destra fino al la5, conclude il pezzo attraverso arpeggi ascendenti con un placido e riposante accordo di La maggiore.Fileuse - Adamo Volpi (estratto 3)

È interessante rammentare che la composizione, originariamente non prevedeva la sezione centrale (B) e il fisarmonicista Marcosignori ricordava sovente che, dovendola incidere su disco ed essendo la sua durata limitata a solamente poco più di due minuti, fu ampliata la stesura con l’aggiunta della parte centrale, scritta dal compositore in brevissimo tempo appositamente per la registrazione, che venne effettuata leggendo direttamente dalla partitura manoscritta. (cfr. S. Strologo, Adamo Volpi. Organista, concertista e compositore, vedi Bibliografia). Ma alla circostanza dell’incisione del disco, svoltasi a Londra per la Decca, è legato anche un ulteriore curioso aneddoto, che riportiamo dal succitato libro: «Nel viaggio di ritorno in Italia, all’aeroporto di Milano, Marcosignori venne derubato della borsa da lavoro che conteneva, oltre a proprie partiture, anche il manoscritto della Fileuse: il brano venne poi dato alla stampa riscrivendo il pezzo centrale desunto dal disco registrato in Inghilterra».

Significativa poi la testimonianza di Adalberto Guzzini, musicista di Castelfidardo, ex allievo di Volpi che durante una visita di cortesia nella abitazione del Maestro a Loreto, ricorda:
«Ad un certo punto della conversazione mi disse che voleva farmi ascoltare una elaborazione organistica della sua “Fileuse” […]. Ero veramente curioso di sentirla e non riuscivo ad immaginare cosa potesse avere aggiunto ad una composizione già così bella e completa. Avevo sentito suonare la “Fileuse” tante volte e non solo da valenti fisarmonicisti, ma dal Maestro stesso, sia al piano che all’organo e alla fisarmonica, strumento che sapeva suonare, pur non essendo un fisarmonicista. L’elaborazione della “Fileuse” consisteva in questo: il basso della fisarmonica era affidato alla pedaliera dell’organo, il canto eseguito con la mano sinistra su un manuale, mentre la mano destra sull’altro manuale eseguiva controcanti, trilli e variazioni di ogni genere. Si aveva l’impressione di ascoltare due organisti che suonavano contemporaneamente due parti diverse, in perfetta e piacevole armonia: era uno spettacolo bello d’ascoltare e bello da vedere». (v. S. Strologo, op. cit.).

Vittorio Melocchi nel suo articolo “Le composizioni di Adamo Volpi” (rivista Fisarmonica, Ancona, Farfisa, 1963), oltre a vari altri consigli tecnici, riguardo alla interpretazione del brano, scrisse: «La cosa più importante, crediamo, è quella di ottenere un’uguaglianza fonica senza eccessive forzature. In altri termini, cercare di ottenere mediante un costante controllo del mantice, una regolare intensità sonora senza strappi, pur osservando le sfumature del “crescendo” e del “diminuendo”. Si pensi al roteare dell’arcolaio che fa da sfondo a tutto il pezzo e si dia risalto al canto della filatrice […]». Poi naturalmente «solo con la completa padronanza tecnica [digitale] la mente potrà spaziare sicura per ottenere i migliori effetti e la migliore interpretazione».

Secondo quanto affermato poi da Marcosignori, «Volpi fu il primo a capire che l’elemento che contraddistingue e che dà espressività alla fisarmonica è il mantice, componente fondamentale, perché capace di determinare volume, intensità e accenti […]». (v. S. Strologo, op. cit.).

 

CONCLUSIONI

Riguardo alle considerazioni di Melocchi e ricollegandomi con la parte introduttiva del presente scritto, è da rimarcare il ruolo ed il valore “didattico” che tale brano riveste ancor oggi, avendo tutte le caratteristiche tecnico-musicali dello “studio”, di livello medio/superiore, perfettamente adatto a tutte le tipologie di fisarmonica e soprattutto scritto con gusto; quindi un pezzo che alla valenza puramente tecnica – per lo sviluppo delle articolazioni delle dita attraverso accordi e arpeggi spezzati – unisce un contenuto artistico-musicale.

Fileuse per 2 fisarmoniche (Volpi - Franconi)La composizione è stata recentemente trascritta e pubblicata anche per due fisarmoniche (edizioni Berben), a cura di Marco Franconi sulla base della partitura per organo, la quale – scritta su quattro pentagrammi – sostanzialmente presenta l’aggiunta di alcune frasi melodiche di controcanto, affidate al manuale “recitativo”, oltre ad un raffinato lavoro di accompagnamento “ad incastro” tra l’altro manuale e la pedaliera.
Ovviamente la Fileuse è stata incisa su disco, nel corso dei decenni, da vari fisarmonicisti, a cominciare da Gervasio Marcosignori, come già ricordato su dischi Decca, poi da Salvatore Pili, Valentino Lorenzetti, ecc., ma anche da organisti, come Giuseppe Iampieri, la cui interpretazione è inserita nel CD La musica di Adamo Volpi, registrato in occasione del concerto finale della Rassegna musicale nazionale Adamo Volpi, svoltasi nel novembre 2011 a Loreto, per il centenario della nascita del musicista cremonese (v. l’incompleta ma esaustiva discografia sotto).

 

BIBLIOGRAFIA/SITOGRAFIA ESSENZIALE

Assandri Giordano – Ruggeri Marco, Adamo Volpi. Musiche per il Santuario di Loreto, N.E.C. (Nuova Editrice Cremonese), 2010;

Boccosi Bio  Pancioni Attilio, La fisarmonica italiana, Ancona, Farfisa, 1963-64;

Brannelli Gina, Adamo Volpi, AWW news report, su www.accordionsunlimited.co.uk, 2006;

Melocchi Vittorio, Le composizioni per fisarmonica di Adamo Volpi, in periodico “Fisarmonica”, Ancona, Farfisa, 1963;

Mugnoz Alessandro, La musica di Adamo Volpi. Serata finale della Rassegna Nazionale “Adamo Volpi 2011”, booklet del relativo CD, Ellera Umbra (PG), Prendinota, 2012;

Strologo Sandro, Adamo Volpi. Organista, concertista e compositore, Loreto, Fondazione CARILO Cassa di Risparmio Loreto, 2011;

Jercog Aleksi, La fisarmonica. Organologia e Letteratura, Caselle di Altivole (Treviso), Physa, 1997;

Jercog Aleksi, Super VI Scandalli. Una fisarmonica nella storia, Caselle di Altivole (Treviso), Physa, 2004.

 

DISCOGRAFIA ESSENZIALE

– Disco 45 g. Volpi, Preludio op. 31 – Fileuse, Gervasio Marcosignori, fis., Ancona, Farfisa, 1950;

– Disco 33 g./audiocassetta Accordion Portrait, Gervasio Marcosignori, fis., Londra, Decca, 195?;

– Disco 33 g. Valentino Lorenzetti, Valentino Lorenzetti, fis., Milano, P.A., 1979?;

– CD Super VI Scandalli. Una fisarmonica nella storia, Gervasio Marcosignori, fis., abbinato al libro omonimo, Caselle di Altivole (Treviso), Physa, 2004;

– CD La musica di Adamo Volpi. Concerto finale della Rassegna Nazionale “Adamo Volpi 2011”;
Giuseppe Iampieri, organo., Ellera Umbra (PG), Prendinota, 2012;

– CD Salvatore Pili, Fisarmonica sola, Salvatore Pili, fis., Cagliari, autoprodotto, 2013.

Autore: Alessandro Mugnoz

Alessandro Mugnoz ha scritto 29 articoli.



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