Oltre la tradizione: la J.A.O

Intervista a Renzo Ruggeri

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Jazz Accordion OrchestraSulle colonne di “Strumenti & Musica” seguiamo costantemente l’evoluzione della fisarmonica nei linguaggi contemporanei, documentando come la ricerca tecnica e la didattica abbiano progressivamente “sdoganato” lo strumento dai vecchi, stretti confini della musica popolare. Oggi, questa evoluzione compie un ulteriore passo verso la dimensione orchestrale grazie alla Jazz Accordion Orchestra (J.A.O.), la nuova e ambiziosa creatura artistica fondata e diretta da Renzo Ruggieri.

Nata ufficialmente il 1° marzo 2026, ho potuto ascoltare la nuova proposta musicale al PIF di Castelfidardo, dove, dopo averlo applaudito con entusiasmo, mi sono fermato con Renzo Ruggieri per parlare della complessa architettura acustica della sua J.A.O., delle sfide metodologiche della scrittura jazz per ensemble di mantici e del futuro di un sound che punta a ridefinire gli standard del settore.

Renzo, perché hai voluto “valicare” il concetto della classica fisorchestra e come lo hai fatto? La tua J.A.O. sembra ispirarsi più allo spirito delle big band afroamericane…

La J.A.O. si è incontrata ufficialmente nella prima prova il 1° marzo 2026. L’idea prende spunto dall’esperienza promossa dal M° Massimiliano Pitocco, con l’orchestra delle “100 fisarmoniche”, formazione essenzialmente classica, che mi ha suggerito una compagine speculare applicata al jazz.

Il limite strutturale delle tradizionali orchestre di fisarmoniche, tuttavia, risiede nell’impiego delle timbriche gravi, in particolare dei bassi. Come docente di tecniche compositive, anche in ambito conservatoriale, affronto questo problema attraverso l’allargamento delle voci, difficilmente praticabile sulle fisarmoniche tradizionali, che utilizzano spesso registri con raddoppi per migliorare l’attacco. La densità degli armonici nella zona grave, però, invade le frequenze medio-acute, generando dissonanze acusticamente sgradevoli. Se, originariamente, il raddoppio delle ottave a sinistra e il tremolo a destra erano funzionali al volume per i balli popolari, oggi questa soluzione è superata. Nonostante esistano interpreti straordinari capaci di valorizzare anche strumenti come l’orribile “fisarmonica basso”, la problematicità intrinseca della zona grave mi ha sempre frenato dal fondare una “fisorchestra”.

Per superare questa criticità, il primo passo è stato inserire una sezione ritmica jazz standard — pianoforte, contrabbasso e batteria — indispensabile per garantire l’autenticità dello swing. Per l’arrangiamento delle fisarmoniche, l’idea iniziale era di replicare le sonorità delle big band, con registri a una sola voce prevalentemente in cassotto. Ne è derivata un soluzione sperimentale a otto fisarmoniche, suddivise in due sezioni di quattro voci, assimilabili agli ottoni e alle ance. L’organico consente di variare densità della scrittura e combinazione dei registri in funzione dell’effetto timbrico ricercato: emulare i fiati è diverso dall’emulare una scrittura per archi. Il progetto è ancora agli esordi, ma gli incoraggianti apprezzamenti delle prime uscite confermano l’efficacia di questa ricerca sonora in continua evoluzione.

Jazz Accordion OrchestraQuali grandi fisarmonicisti del passato o del presente hanno ispirato maggiormente gli arrangiamenti originali di questo organico? E quali jazzisti tout court?

Lo spirito che anima l’operazione è quello di realizzare arrangiamenti di brani dei grandi fisarmonicisti jazz che hanno influenzato in primis la mia storia ma anche tutto il mondo della fisarmonica. Sono partito da arrangiamenti originali sui quali ho ri-costruito una scrittura per big band (prima) e in seguito un adattamento per la formazione. Abbiamo già realizzato brani del Maestro Peppino Principe, non mancano brani del grande Frank Marocco e arrangiamenti originali per big band del nostro Gorni Kramer. Mi sono anche divertito a inserire un famoso assolo di Art Van Damme nel famoso brano Four Brothers della Woody Herman Orchestra e tutto questo nel rispetto della partitura originale. Non manca una riscrittura con lo stile del grande fisarmonicista brasiliano Sivuca e, naturalmente, qualche mia composizione fra cui la sigla del PIF (Premio Internazionale della Fisarmonica di Castelfidardo) di quest’anno.

Dicevamo che la J.A.O. unisce una sezione ritmica tradizionale a sezioni di fisarmoniche monofoniche e polifoniche. Come gestisci l’interazione e gli spazi sonori con così tante fisarmoniche insieme?

Come già accennato, di base ho limitato fortemente l’utilizzo dei registri con raddoppi e tagliato definitivamente i bassi (se non per effetti) affidando tutta la questione alla sezione ritmica. Le fisarmoniche, essendo polifoniche, possono sia doppiarsi e sia mantenersi separate. Le big band si basano essenzialmente su tre sezioni — trombe, tromboni e sassofoni — indipendenti, che dialogano secondo gli arrangiamenti. Partendo da questa prospettiva e utilizzando registri diversi, provo a scrivere, o a adattare, le combinazioni di fisarmoniche, che, nel nostro caso, possono variare da una a quattro, utilizzabili sia monofonicamente sia polifonicamente.

Naturalmente, siamo in un work in progress e molte cose evolveranno. Al momento, stiamo lavorando anche sul problema delle accordature, che vorrei uniformate a 441 Hz – lo standard tra i fisarmonicisti jazz – e sui tremoli, che tendenzialmente manteniamo entro i 3 cents.

Quanto sono importanti i voicing e l’uso dei bassi sciolti o nella scrittura orchestrale per questo strumento?

Nell’arte vince il “bello” e al momento – in ensemble – la mano sinistra di una fisarmonica non ha carte vincenti per sostituire la rotondità sonora di un contrabbasso, o la discrezione di un pianoforte. Conosco bene quel che pensano altri strumentisti quando utilizziamo male le nostre sonorità e cerco di non “ripetere” questi errori. Durante le cadenze solistiche o gli assoli, invece, i vari performer possono utilizzare tutte le tecniche che preferiscono nella mano sinistra: policordi, bassi singoli o bassi sciolti… in ensemble mantengo il controllo della situazione.

Hai sottolineato il legame con la tua classe di fisarmonica jazz del Conservatorio di Teramo. Che risposta stai vedendo da parte dei giovani?

L’interesse sta pian piano crescendo. La fisarmonica jazz rappresenta l’anima colta della fisarmonica popolare e come tale non poteva non avere una cattedra conservatoriale. Assodato questo principio, non dobbiamo dimenticare che essa non ha la diffusione della chitarra o del pianoforte e il jazz è una piccola parte del mercato musicale: ovvero “siamo la nicchia della nicchia”. Si aggiunga che l’improvvisazione, generalmente, si studia più avanti nel percorso didattico. Per queste ragioni, probabilmente, non si avranno mai grandi numeri. Dalla mia, però, devo dire di essere molto soddisfatto; partiti con il solo biennio e con un solo allievo, abbiamo al momento già laureato quattro studenti e, quest’anno, altri due completeranno gli studi. Approfitto per far conoscere che nella sezione didattica del mio sito ufficiale si possono trovare tutte le originali tesi. Questo in soli quattro anni. Finalmente, è arrivato anche il triennio e i propedeutici (preparazione ai trienni) e le ammissioni quest’anno promettono bene.

Jazz Accordion OrchestraQuali sono i prossimi obiettivi live o discografici per consolidare questo sound innovativo?

La J.A.O. è appena nata, abbiamo fatto solamente tre concerti, di cui uno soltanto con repertorio completo, quest’anno al PIF di Castelfidardo.

Decidiamo i vari obiettivi di volta in volta, senza perdere lo spirito del laboratorio, per non perdere l’armonia della band e l’idea che tutti possano suonare un “assolo” di jazz. Non significa che svilupperò arrangiamenti facili, o che lascerò l’interpretazione senza cura. Il prossimo obiettivo è quello di completare il repertorio, perfezionare gli arrangiamenti in base ai concerti fatti, prevedere una stabilizzazione delle prove e – si spera – se troviamo qualche sponsorizzazione, di registrare il primo disco entro la primavera del 2027. A seguire, nuovi programmi, nuovi concerti, nuove avventure. Approfitto per ringraziare il direttore del Conservatorio di Teramo, il M° Federico Paci e vicedirettrice, M^ Tatjana Vratonic, che hanno un amore profondo per questo strumento. Un grazie anche a tutta la formazione che crede in questa avventura:

FISARMONICHE

Hongting Liu, Marco Pomanti, Leonardo Rondolone, Francesco Scarselli, Vincenzo Di Carlantonio, Stefano De Dominicis, Claudio Azzaro, Kateryna Pylypenko.

SEZIONE RITMICA

Samuele Lorenzini (pianoforte), Emanuele Fanì (contrabbasso), Leonardo Montefiore (batteria)