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Mika Väyrynen: il concertista

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Mika VayrynenMika Väyrynen è uno dei pochissimi fisarmonicisti che di mestiere fa il concertista in senso classico. Il suo repertorio enorme spazia in ogni periodo musicale, come testimonia la sua produzione discografica. Come tutti i grandi artisti ha una personalità complessa, un talento cristallino ed una volontà e capacità di lavoro smisurate. Poco incline ai compromessi, poco tenero con personaggi che considera sopravvalutati, è comunque estremamente corretto e sincero con chi considera un amico. È stato uno dei primi ad uscire dal mondo un po’ chiuso della fisarmonica per diventare parte in modo importante della comunità dei musicisti internazionali, perfettamente integrato a livello qualitativo e di reputazione nell’Olimpo dei grandi concertisti. Di sicuro è uno di quelli che sta lasciando un segno nella storia dei nostri giorni.

Mika, siamo tutti interessati a conoscere qualcosa della tua storia. A che età ti sei avvicinato alla musica, chi è stato il tuo primo insegnante, il tuo primo strumento, i tuoi primi passi con diversi professori e in diverse accademie…

Ho cominciato con la fisarmonica da bambino. Il mio primo approccio deve essere stato quando avevo 5-6 anni. Nella casa della mia infanzia avevamo una fisarmonica. Era già vecchia a quel tempo, una “Weltmeister” a bottoni, in pessime condizioni… mentre suonavo, spesso i bottoni cadevano sul pavimento… Suonavo ad orecchio, all’inizio; ascoltavo dischi e suonavo. Ero piuttosto preciso e studiavo i brani di Frosini, Deiro, Pihlajamaa etc. ad orecchio già in tenera età. Forse un aspetto strano di questo mio primo periodo è che non ho mai suonato un repertorio di studi e brani da esordiente, ma sono saltato direttamente a brani veri e propri. Non era un approccio molto “accademico” a pensarci adesso, ma era molto bello. Probabilmente è stato una specie di versione autodidatta del Metodo Suzuki…Poi arrivò il tempo di lavorare con un insegnante. Il primo fu Tapani Luojus. Lo considero la figura più importante nella mia vita musicale. Mi ha dato una ideologia positiva, è stato un eccellente modello e mi ha trattato sempre in modo perfetto dal punto di vista psicologico. Sono ancora in contatto con lui. Il primo insegnante è veramente molto importante. Più tardi ho avuto diversi insegnanti in Finlandia, come: Vesa Vienola, Timo Kinnunen, Marjut Tynkkynen, Matti Rantanen etc. Comunque nessuno di essi ha avuto più importanza degli altri, e ognuna di queste relazioni è stata relativamente breve. Sono stato per un breve periodo nel Conservatorio di Tampere, per trasferirmi poi nell’Accademia Sibelius di Helsinki nel dipartimento per bambini di talento speciale. Prima di entrare nell’Accademia, sonavo già brani come la seconda Sonata di Zolotarjov, Kalina Krasnaja di Semjonow etc. all’età di dodici anni. Successivamente ho studiato nel dipartimento per solisti dell’Accademia Sibelius fino al conseguimento del Diploma Master nel 1992. Avevo già ottenuto il diploma come solista nel 1991. Nel 1997 ho conseguito un altro diploma accademico, diventando Dottore della Musica. Dopo il periodo di leva (1987-1988), ho anche studiato per un anno a Parigi (1988-1989) con Max Bonnay. Sono stato nominato Professore di Fisarmonica (e responsabile della facoltà di Fisarmonica) nel Conservatorio di Klagenfurt in Austria, dove ho lavorato dal Gennaio 1994 fino al Luglio 1996.

Durante i tuoi anni di studio, hai avuto un musicista come esempio da seguire? Qualcuno, fisarmonicista o altro strumentista, che è stato il tuo modello, che ha influenzato il tuo sviluppo e i tuoi orientamenti?

Non credo di aver avuto nessuna influenza speciale dal mondo della fisarmonica… ci sono stati fisarmonicisti che ho ammirato: Lips è stato importante, per tutta l’energia che ha speso in innovazioni, Semjonow ha toccato il mio cuore con le sue magnifiche composizioni, mi piacevano le opere di Kuzjakow… Max Bonnay è stato una figura importante per me, e più tardi anche Ellegaard, e qualche altro. Ma la mia attenzione fu catturata da organisti, pianisti, violinisti: ho ascoltato molto lo straordinario organista finlandese Markku Ketola (purtroppo scomparso in un tagico incidente); e poi Richter, Serkin, Menuhin… ascoltavo molta musica “non fisarmonicistica” già da molto giovane.

Tu sei uno dei pochissimi fisarmonicisti che di professione fanno il concertista, e sei al massimo livello da venti anni. Altri strumenti come Pianoforte o Violino ne contano molti di più, anche se non sono tutti straordinari interpreti. Perché pensi ci sia questa situazione per la fisarmonica? Conosciamo molti ottimi talenti che sono stati meravigliosi musicisti per poco tempo e poi sono scomparsi dallo scenario internazionale.

Qualche volta credo che la ricerca del successo immediato sia uno dei fattori con grandi effetti negativi sui musicisti più giovani. Vorrebbero avere tutto e subito, anche se non sono ancora pronti. Il talento e le dita veloci non sono abbastanza. La musica è un progetto che dura tutta la vita e che richiede uno studio costante, come la liuteria. Ogni giorno di ogni hanno ognuno deve progredire, progredire… se questa attitudine non c’è, un giovane può sentirsi vuoto, ad un certo punto; porsi domande come “dove sto andando, cosa devo imparare, e perché…” Dopo aver vinto qualche concorso fisarmonicistico, il mondo non si apre da solo. Solo attraverso un lavoro a lungo termine, il conseguimento di una buona stabilità nella qualità delle prestazioni, il raggiungimento di un buon livello culturale, una buona tecnica, un buon controllo psicologico e una grande esperienza si può veramente progredire. Tutto nella vita ha bisogno di tempo. L’amore per la musica è ciò che io considero l’emozione più importante che ognuno dovrebbe provare mentre suona. Qualora si avesse la sensazione che questo amore è finito, non rimarrebbe più niente, nessun motivo per suonare ancora. É vero, molti nuovi musicisti sono frustrati perché avviare una carriera come fisarmonicista è molto difficile. Semplicemente, cedono. Ma dove saremmo oggi senza Ellegaard, Noth, Lips, Semjonow, Bonnay…? Non è stato facile nemmeno per loro. E proprio perché qualcuno in passato non ha ceduto e ha realizzato buone cose, noi, che siamo la generazione successiva, possiamo fare altrettanto. E così la generazione dopo di noi.

La fisarmonica, o il bayan, si differenzia in molti sistemi nel mondo. Questo causa molti problemi a produttori, compositori, insegnanti. Secondo te stiamo andando lentamente verso una standardizzazione o le differenze rimarranno per molti anni?

Questa è una domanda difficile. Posso dare due risposte: una ideologica, e una realistica. Dal mio punto di vista di musicista uno o due sistemi sarebbero sufficienti. Ma realisticamente credo che i vari sistemi (italiano, russo, finlandese) andranno avanti fino alla fine del mondo. Invece credo che i sistemi misti (B griff a destra e C a sinistra, ecc) dovrebbero sparire un giorno.

Negli ultimi anni hai cominciato a suonare il bandoneon. Ci puoi spiegare perché? È stata una scelta per avere più mercato come artista o un bisogno di esplorare generi musicali diversi con un suono diverso?

Io non penso al “mercato” e non lascio che esso abbia influenza sulla scelta del mio repertorio o del mio strumento. Chiunque mi conosce sa che non sono capace di forzare i miei principi, di scendere a compromessi. Avevo intenzione di suonare il bandoneon da molto tempo. Mi piace il tango, e l’ho studiato per molti anni. Semplicemente ho voluto capire che sensazioni si provano suonandolo con lo strumento originale. Adesso lo so, ho suonato il bandoneon come solista, con differenti gruppi, con l’orchestra. Andrò sicuramente avanti con questo strumento, ma questo non dovrebbe avere effetto sui miei tempi come fisarmonicista. La fisarmonica è il mio strumento e la mia professione, il bandoneon è il mio hobby.

Suoni solo fisarmonica e bandoneon o anche altri strumenti?

Ho studiato organo in Accademia, e suono anche il pianoforte.

Recentemente hai avuto una esperienza molto speciale, suonando le “Variazioni Goldberg” di Bach in sequenza con altri strumentisti. Che sensazioni hai avuto, e quali sono state le reazioni del pubblico?

Sì, ho suonato in serie le Variazioni Goldberg a Tokyo, alla Sumida Triphony Hall. Gli alti solisti erano un pianista, un clavicembalista e un organista (è stato il mio quinto viaggio per concerti in Giappone). Il più importante periodico musicale giapponese mi ha intervistato prima del concerto, dando poi un’ottima recensione. Il pubblico ha gradito moltissimo, veramente tanti, tanti applausi…

Anatoly Kusjakov, purtroppo recentemente scomparso, è una grande perdita per il mondo della fisarmonica e per la musica. La sua ultima compositione, la Sonata n°7, è dedicata a te, e solo tu ne hai la partitura. Tutti i fisarmonicisti sono in trepida attesa per la “Prima” di quest’opera. Hai qualche piano?

Ovviamente, la suonerò presto. “Sonata n°7- Misterium”, questo è il nome completo di dell’opera. Ce l’ho dall’inizio del 2006. Solo una serie di sfortunate circostanze mi ha impedito di suonarla fino ad oggi. Ho avuto un problema alla schiena nell’estate del 2006, e sembrava quasi certo che avrei dovuto subire un intervento chirurgico, che poi, fortunatamente, non è stato necessario. In ogni caso, per qualche mese non sono stato in grado di studiare in modo intenso. Dopo essere guarito, nel Gennaio 2007, ho avuto molto lavoro per recuperare tutte le date cancellate durante la convalescenza. Ogni anno suono veramente molto: concerti, molta musica da camera, nuovo repertorio, prime di nuove opere, bandoneon… Molti brani erano in attesa, con date già fissate per le “prime” (ad esempio i Concerti di Nordgren e di Erkki-Sven Tuur), cui ho dovuto dare priorità. Inoltre, non era facile trovare il momento e il luogo giusto per questo brano. Ho offerto questa possibilità ad alcuni festival fisarmonicistici internazionali, che con mia grande sorpresa non si sono dimostrati interessati, come per esempio due importanti concorsi in Germania e Russia. Siccome si tratta di un’importante composizione di Kuzjakow (e adesso sappiamo che è anche l’ultima), avrei voluto dare la prima in un grande evento fisarmonicistico, perché molti fisarmonicisti professionisti potessero ascoltarlo nella giusta dimensione. Per dare una buona “nascita”. Suonerò la Sonata n° 7 per la prima volta all’inizio di Aprile di quest’anno in Olanda. Poi la presenterò a Londra. Rimarrà nel mio repertorio per molto tempo, e la suonerò ovunque mi sarà richiesto. In Giugno la suonerò diverse volte in Portogallo, poi in Finlandia. È una grande opera, ho la sensazione che sia il suo testamento musicale, il “misterium” di Kuzjakow. In qualche modo deve aver sentito che il suo tempo su questo mondo stava per finire.

Dici spesso che uno dei più grandi problemi del mondo della fisarmonica è quello di essere abbastanza isolato dall’ambiente musicale generale. In effetti molti fisarmonicisti hanno la sensazione di trovarsi in un livello di “seconda qualità” rispetto a pianisti o violinisti. Per i tuoi concerti, le tue collaborazioni, la tua vita musicale, tu sei stabilmente in contatto con ogni tipo di musicisti ed orchestre. Come ti senti da fisarmonicista?

Non ho nessun problema per questo. I miei colleghi strumentisti mi trattano come uno di loro. Probabilmente rispettano la mia arte, e il fatto che venga invitato regolarmente a suonare con loro in ogni tipo di festival. Anche i direttori d’orchestra mi trattano da vero musicista, come anche molti compositori. Anche nella vita privata ho molti contatti con strumentisti, alcuni dei quali sono veramente di livello assoluto. Sono veramente fortunato in questo senso.

Che consiglio vorresti dare ad un giovane che desiderasse prendere la tua stessa strada, ammettendo che abbia talento e voglia di lavorare?

Nessun vero consiglio. Ognuno deve trovare la sua strada, e nessuno può aiutare in questo. Posso solo augurare buona fortuna.

Cosa pensi della musica di oggi? Il problema principale sembra la diminuzione del numero di studenti, meno bambini si avvicinano ad uno strumento; la musica sembra sempre più intesa come consumo passivo, solo da ascoltare. Come siamo arrivati a questa situazione?

La società… cambiamenti nei valori, internet, la globalizzazione… Si sta perdendo la cultura del lavoro manuale. E poi, la pigrizia: tutto sembra dover essere facilmente ottenibile come un’informazione tramite Google… Studiare musica è un percorso molto lungo e difficile. Ma sicuramente la cosiddetta “musica da concerto” sopravviverà, così come sopravviverà la fisarmonica. Sono le onde cicliche della vita: in qualche periodo un fenomeno di costume può diminuire in popolarità, poi dopo una decade magari risalire. Non credo che i valori fondamentali della musica possano scomparire. Sono sopravvissuti per secoli, e ci saranno anche nel futuro.

Che cosa pensi dell’evoluzione della fisarmonica nello scenario musicale classico odierno?

Sono ottimista. Non abbiamo bisogno di nuovi vincitori di concorsi, ma di artisti di talento e di intelletto che lavoreranno in futuro. Abbiamo bisogno di gente che guarda al futuro e che vive oggi nel 2008. Non nel 1970. Abbiamo bisogno di gente capace di comprendere i valori tra gli artisti in generale (compositori, concertisti), non tra i fisarmonicisti. Abbiamo bisogno di gente capace di lavorare con i migliori musicisti e capace di guadagnarne il rispetto, non solo come fisarmonicista, ma come musicista.

Si dice che i limiti tecnici ed espressivi della fisarmonica non siano stati ancora raggiunti. Infatti nelle competizioni gli studenti sono sempre più di alto livello e capaci di brillanti prestazioni. Tu sei probabilmente l’espressione dello sviluppo più alto della tecnica fisarmonicistica, e continui a sviluppare la tua abilità. Paganini, per il violino, ha tracciato un limite che nessuno ha mai più raggiunto; pensi che per la fisarmonica ci siano ancora molte possibilità di sviluppo?

No, non credo. Le tecniche sono state quasi tutte inventate, almeno in senso generale. Piuttosto, come utilizzarle? C’è ancora lavoro da fare. Secondo me la tecnica ha diversi livelli differenti. Prima viene la “grande tecnica”, cioè la velocità, la precisione, il virtuosismo, la potenza ecc. Molti musicisti rimangono a questo livello per tutta la vita. Quella che io chiamo la “piccola tecnica” è la capacità di intonazione a qualunque velocità, l’abilità di ottenere differenze sonorità (per mezzo delle dita, non solo del mantice) a qualunque tempo e struttura. E ancora, la capacità di usare differenti movimenti di pressione e rilascio dei tasti, per entrambe le mani. Quando la tecnica è veramente matura, lo possiamo certamente sentire dal suono prodotto dal musicista. Molti dicono che il mantice è l’anima della fisarmonica. Io non lo credo. Secondo me è solo un terzo dello strumento, le mani e le dita (e il corpo) sono altrettanto importanti nell’intonazione, ne sono i due terzi. La musica è una forma d’arte operante per mezzo del suono. Perciò invece che la velocità ecc., la qualità del suono dovrebbe avere l’importanza maggiore. Ogni aspetto tecnico dovrebbe essere subordinato al perfezionamento della sonorità, questa è almeno la mia opinione.

Parliamo dello strumento. Pensi che l’attuale livello qualitativo sia il massimo ottenibile come per il violino un Guarneri o uno Stradivari, o che gli artigiani costruttori di fisarmoniche abbiano ancora molto lavoro da fare? E in questo caso, quali parti (voci, meccaniche, soniere…) ti piacerebbe vedere, anzi, “sentire” migliorate?

Bene, siccome questa intervista è principalmente rivolta all’Italia, userò questa opportunità per andare in profondità sull’argomento. Io credo che la fisarmonica non sia ancora finita. Ho studiato per molti anni la costruzione dello strumento, specialmente per quanto riguarda gli aspetti sonori: le ance, le soniere, la cassa, i materiali, l’acustica. Sono perfettamente in grado di accordare una fisarmonica e anche di costruire ance, per rimpiazzare eventuali voci danneggiate. Prima di tutto bisognerebbe cambiare l’approccio. Quasi ogni volta che ho chiesto ad un produttore di fare dei cambiamenti, mi è stato sempre risposto “no, non è possibile, troppo complicato, non si può fare…” Una volta ho chiesto: se il tuo operaio mette un pezzo di legno in un modo, perché non può metterlo in un altro? Il tempo impegato non cambierebbe. Al giorno d’oggi sembra che i nuovi strumenti abbiano sempre più registri, comandi ecc. Che tasti/bottoni per suonare. A me sembra la strada sbagliata. Non è possibile mascherare una sonorità di basso/medio livello con aiuti meccanici. Uno strumento perfetto dovrebbe nascere da una prospettiva di semplicità, ed avere l’obiettivo di produrre un suono meraviglioso. Ci vuole cura nello studio dell’acustica, nella scelta dei materiali, la tensione della cassa armonica (troppo sottile blocca il suono, troppo solida non vibra), e logica nella disposizione delle soniere ecc. Molte fisarmoniche da concerto non mantengono a lungo l’accordatura, e spesso l’accordatore non può proprio ottenere un’accordatura precisa. Lavora e lavora, ma lo strumento non raggiunge l’intonazione precisa. Perché? Le risposte sono semplici, ma non ho più voglia di darle. Ho provato in passato, ma qualche produttore non ha voluto sentire (che ne sa un semplice “suonatore” della costruzione di una fisarmonica? ). Bene, io posso dire questo: alcuni di noi hanno speso migliaia di ore con gli strumenti. Qualche musicista ha un’esperienza che veramente potrebbe essere d’aiuto nella produzione di strumenti eccezionali, in cooperazione con I migliori artigiani, aziende, costruttori di voci ed accordatori. A me sembra quasi ovvio che gli aspetti sonori dovrebbero essere riconsiderati. Certe cose sono state fatte in un modo dieci o quaranta anni fa, e allora? È giusto andare per la stesa strada, anche se ci sono musicisti che hanno gli stessi problemi strumento dopo strumento? Tanto gli affari vanno bene lo stesso? Nel mercato, solo I creativi sopravvivono, e oggi la concorrenza nell’industria della fisarmonica si sta facendo più dura che mai.

Tu sei anche Professore all’Accademia Sibelius. Quali sono i tuoi piani per il futuro?

Il futuro… non posso predirlo. Il mio lavoro è suonare. Il mio massimo piacere è esercitarmi, studiare nuovi pezzi, progredire e sviluppare piano piano me stesso. Mi piace insegnare, specialmente oggi che il mio modo di suonare e di insegnare è analizzato e testato. Mi piace aprire gli occhi a giovani musicisti e dimostrare loro cosa possiamo fare. Amo vedere facce felici ai seminari, e dare motivazioni agli studenti. Credo che nel mio futuro professionale suonare e insegnare rimarranno in simbiosi come oggi. Nel privato, vorrei avere una vita semplice. Sono importanti mia moglie, i miei figli, i miei amici. Buone cene con buoni amici in buona compagnia. Che cosa si può sperare di meglio?

Autore: Mirco Patarini

Mirco Patarini ha scritto 7 articoli.



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