Hammond Organ Complete – la versione italiana del metodo by Giorgio Barozzi
L'edizione italiana del metodo è distribuita da Volontè & Co.
Giorgio Barozzi rappresenta un’autorità nel panorama dei tasti bianchi e neri in Italia, capace di coniugare il rigore accademico dei Conservatori di Bologna e Rovigo a una prestigiosa carriera da turnista al fianco di icone come Lucio Dalla e Samuele Bersani.
La sua profonda competenza tecnica si traduce oggi in un’opera editoriale essenziale per Volontè & Co.: la versione italiana di Hammond Organ Complete. In questo lavoro, Barozzi agisce come ponte culturale, rendendo accessibili a ogni musicista italiano i segreti dei drawbar e del Leslie. Un contributo fondamentale che trasforma un metodo storico in una guida universale per padroneggiare il suono che ha definito la musica moderna.
Nella sezione introduttiva spieghi in dettaglio il funzionamento delle ruote foniche: quanto è importante, per un musicista, comprendere questi aspetti tecnici rispetto al semplice “suonare a orecchio”?
Quando ho affrontato la traduzione di Hammond Organ Complete, partivo da una conoscenza già maturata durante i miei studi di organo Hammond, poi consolidati con il diploma in conservatorio. Uno degli aspetti che mi aveva colpito fin da studente – e che ho ritrovato con ancora più consapevolezza lavorando sul testo – è proprio l’importanza di comprendere il funzionamento delle ruote foniche.
Capire cosa c’è dietro al suono non è un esercizio teorico fine a sé stesso: significa sviluppare un ascolto più consapevole e, soprattutto, saper intervenire in modo mirato sul timbro. Suonare “a orecchio” è fondamentale, ma senza una minima comprensione del meccanismo si rischia di restare in superficie. Il valore del libro sta proprio nel rendere accessibili questi concetti senza appesantirli, trasformandoli in strumenti pratici.
Nella spiegazione degli organi a drawbar sottolinei l’importanza del controllo in tempo reale: il libro propone esercizi specifici per sviluppare questa coordinazione tra mani, piedi e registri?
Sì, ed è uno degli aspetti più efficaci del metodo. L’organo Hammond richiede una coordinazione molto particolare, che coinvolge non solo le mani ma anche – quando presente – la pedaliera, oltre alla gestione continua dei drawbar e degli altri controlli.
Avendo conosciuto il metodo già da studente, ho ritrovato nella traduzione una struttura molto chiara: gli esercizi sono pensati per sviluppare progressivamente questa indipendenza, integrando tecnica tastieristica e controllo del suono. Non si tratta solo di “fare esercizi”, ma di costruire una vera gestione in tempo reale dello strumento, che è una delle caratteristiche distintive dell’Hammond.
Il percorso del libro può essere seguito in autonomia o è consigliato affiancarlo a un insegnante per sfruttarlo al meglio?
Il percorso è strutturato in modo tale da poter essere seguito anche in autonomia, soprattutto da chi ha già una base di teoria musicale e di pratica tastieristica. La progressione è graduale e molto ben organizzata, e questo facilita uno studio indipendente.
Detto questo, per esperienza personale – sia come studente sia come musicista – l’affiancamento di un insegnante può accelerare e migliorare molto il processo, soprattutto nelle fasi iniziali in cui è necessario cambiare approccio mentale allo strumento. Il libro fornisce una guida solida, ma il confronto diretto può aiutare a interiorizzare più rapidamente alcuni aspetti.
Visto che molti musicisti non hanno accesso a un organo a ruote foniche originale, quanto del metodo è trasferibile a strumenti digitali moderni senza perdere autenticità stilistica?
È una domanda molto attuale. Oggi molti musicisti si avvicinano all’Hammond attraverso strumenti digitali – che siano tastiere o VST – e il metodo si presta molto bene a questo tipo di utilizzo.
Durante il lavoro di traduzione ho cercato di mantenere chiaro un punto: ciò che conta davvero è il linguaggio, non il supporto tecnologico. Strumenti moderni permettono di avvicinarsi in modo sempre più credibile al comportamento dell’organo a ruote foniche, e quindi gran parte dei contenuti del metodo sono assolutamente trasferibili. L’autenticità stilistica dipende più dall’approccio e dalla consapevolezza musicale che dallo strumento in sé.
Le prime pagine introducono concetti come armoniche e timbro: il libro riesce a tradurre queste nozioni teoriche in scelte sonore pratiche (registrazioni, combinazioni di drawbar) utilizzabili fin da subito?
Sì, ed è uno dei punti di forza del libro. Quei concetti, che spesso restano astratti o addirittura quasi sconosciuti, anche a coloro i quali suonano saltuariamente questo strumento, vengono tradotti in indicazioni concrete e immediatamente applicabili.
Avendolo studiato in passato e poi affrontato nuovamente in fase di traduzione, ho apprezzato proprio questa capacità: il lettore non si limita a capire “cosa succede”, ma viene guidato a sperimentare direttamente combinazioni di drawbar e registrazioni che producono risultati sonori riconoscibili. Nel libro, infatti, è presente una utilissima tabella contenente le combinazioni di drawbar e controlli per ricreare i timbri classici dei grandi organisti Hammond.