Come mare squarciato d’estate – Il futurismo musicale (seconda parte)

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“COME MARE SQUARCIATO D’ESTATE”
Il futurismo musicale
(seconda parte)

 

Nel marzo del 1911, cinque mesi dopo aver pubblicato il Manifesto dei musicisti futuristi, Francesco “Balilla” Pratella torna sul tema con La musica futurista – Manifesto tecnico. Come mare squarciato d'estate - Il futurismo musicale (seconda parte - Balilla Pratella)Come lascia chiaramente intendere il titolo, si tratta, stavolta, dell’esposizione di argomentazioni dettagliate, che entrano nel merito delle caratteristiche compositive del futurismo musicale. Premessa fondamentale al ragionamento di Pratella è che tutti “gli innovatori sono stati logicamente futuristi, in relazione ai loro tempi. Palestrina avrebbe giudicato pazzo Bach, e così Bach avrebbe giudicato Beethoven, e così Beethoven avrebbe giudicato Wagner. […] Siamo dunque alla finestra di un manicomio glorioso […]”. Pratella dichiara che il contrappunto e la fuga non sono altro che ruderi e che a prenderne il posto è chiamata la polifonia armonica (contrappunto + armonia), che impedirà al compositore di scindersi tra passato e presente, tra culture musicali, a suo vedere, incompatibili: “Oggi si grida e si lamenta che i giovani musicisti non sanno più trovare melodie, alludendo senza dubbio a quelle di Rossini, di Bellini, di Verdi o di Ponchielli… Si concepisca invece la melodia armonicamente; si senta l’armonia attraverso diverse e più complesse combinazioni di suoni, ed allora si troveranno nuove fonti di melodia. Si finirà così una volta per sempre di essere dei vili imitatori d’un passato che non ha più ragione di essere, e dei solleticatori venali del gusto basso del pubblico”. Come mare squarciato d'estate - Il futurismo musicale (seconda parte - Manifesto tecnico)Il progresso, la vittoria dell’avvenire, sta, per Pratella, nella realizzazione del modo enarmonico, intendendo per enarmonia la suddivisione del tono in parti minime inferiori al semitono: “Mentre il cromatismo ci fa unicamente usufruire di tutti i suoni contenuti in una scala divisa per semitoni minori e maggiori, l’enarmonia, col contemplare anche le minime suddivisioni del tono, oltre al prestare alla nostra sensibilità rinnovata il numero massimo di suoni determinabili e combinabili, ci permette anche nuove e più svariate relazioni di accordi e di timbri. Ma sopra ogni cosa l’enarmonia ci rende possibili l’intonazione e la modulazione naturali ed istintive degl’intervalli enarmonici, presentemente infattibili data l’artificiosità della nostra scala a sistema temperato, che noi vogliamo superare. Noi futuristi amiamo da molto tempo questi intervalli enarmonici che troviamo solo nelle stonature dell’orchestra, quando gli strumenti suonano in impianti diversi, e nei canti spontanei del popolo, quando sono intonati senza preoccupazioni d’arte”. Pratella, lo abbiamo visto nella prima puntata di questo articolo[1], si era formato proprio sullo studio del patrimonio musicale folklorico della propria terra, la Romagna, percorrendo un sentiero artistico a cavallo fra l’amore per la tradizione e quello per le nuove voci della musica europea. Come mare squarciato d'estate - Il futurismo musicale (seconda parte - Etnofonia di Romagna)A questo proposito, Mattia Rossi, nel suo Rumorosi pentagrammi. Introduzione al futurismo musicale, sottolinea il debito di Pratella nei confronti di Ferruccio Busoni, che, nel 1907, in Cenni di una nuova estetica musicale, scriveva che soprattutto “gli strumenti a tastiera hanno abituato a tal punto il nostro orecchio che, all’infuori dei dodici semitoni, tutti gli altri suoni ci sembrano impuri. E la natura ha creato una gradazione infinita – infinita! […] La graduazione dell’ottava è infinita e sforziamoci di avvicinarci all’infinito almeno di un poco”. Come mare squarciato d'estate - Il futurismo musicale (seconda parte - Balilla Pratella)
Per Pratella le forme musicali non sarebbero altro che “apparenze e frammenti” di un unicum “tutto ed intero”. Ogni forma musicale è correlata alla facoltà di espressione e di attuazione del motivo passionale suscitatore e alla capacità dell’artista di percepirlo. Solamente la motivazione passionale guida il musicista verso la rivelazione formale e sintetica di sé stesso, essendo la sintesi proprietà cardinale dell’espressione e dell’estetica musicale, sinestesia che persegue la concentrazione di tutte le sensazioni entro un unico ambito spazio-temporale. Il contrasto tra più motivazioni passionali e “i rapporti fra i loro caratteri espressivi e fra la loro potenzialità di espansione e svolgimento” costituiscono la sinfonia futurista, che considera come sue massime forme il poema sinfonico, orchestrale e vocale e l’opera teatrale:
–       il sinfonista puro non deve attenersi ad altro criterio che non sia il proprio senso artistico di equilibrio e di proporzione futuristi, cioè il raggiungimento della massima intensità di espressione;
–       l’operista richiama nella sfera musicale tutte le altre arti, moltiplicandone l’efficacia espressiva;
–       la voce umana, massimo mezzo d’espressione, dovrà essere avvolta e pervasa dai suoni dell’orchestra, che accoglie in sé tutte le voci della natura, rappresentate per mezzo dell’arte. Come mare squarciato d'estate - Il futurismo musicale (seconda parte - Ferruccio Busoni)
Pratella rimarca che il poema potrà essere concepito per la musica esclusivamente se dettato da uno stato d’animo musicale e nel quadro dell’estetica musicale perché l’operista, “creando ritmi nel collegare le parole, crea già musicalmente ed è autore unico dell’opera propria. Musicando invece la poesia d’altri, egli rinuncia stupidamente alla sua particolare fonte d’ispirazione originale, alla sua estetica musicale, ed assume da altri la parte ritmica delle sue melodie”. Bando, inoltre, al recitativo: sulla scena, gli uomini devono cantare un “canto naturale, spontaneo, senza la misura dei ritmi o degl’intervalli, artificiosa limitazione dell’espressione”, così come, in altri luoghi e in diversi contesti, “presi da un’intima volontà di espansione e di dominio”, erompono genuinamente nel linguaggio umano. Il musicista, infine, deve fare proprie tutte le capacità espressive e dinamiche dell’orchestra, e considerare la “istrumentazione” come un universo sonoro perennemente in movimento nel quale tutte le sue parti si fondono.
L’unico vero melodramma di Pratella è L’eroe, successivamente portato in scena col titolo L’aviatore Dro. Vi si possono riconoscere, però, solamente alcuni elementi della poetica futurista. Filippo Tommaso Marinetti lo definisce “prima aeromusica dell’aviazione» e suggerisce a Pratella di introdurvi più intonarumori di Russolo perché così “si delineerebbe nettamente la tua figura di primo musicista che abbia col suo genio rivoluzionato l’orchestra saltando coraggiosamente il fossato che separa, in musica, il futurismo dal passatismo”. Come mare squarciato d'estate - Il futurismo musicale (seconda parte - Filippo Tommaso Marinetti)La trama de L’aviatore Dro è presto detta: Dro contende la bella Ciadi al rivale Rono. Orge, sogni, incubi e scene di seduzione si succedono prima che il nostro eroe si schianti col suo aeroplano dopo un giro della morte. L’aereo, al suolo, continua ad agitare, ancora per un po’, le ali, come fosse un essere vivente in punto di morte. Ciadi, accorsa dal suo aviatore, ne vede dissolversi il corpo in rivoli di sangue, che permeano il terreno. Intorno, tutti gli elementi naturali si trasfigurano in luce e colori. Se il racconto ha un sapore decisamente futurista, altrettanto non si può dire della base armonico-tonale dell’opera, che risulta assai poco in linea coi precetti del Manifesto tecnico dello stesso Pratella, Come mare squarciato d'estate - Il futurismo musicale (seconda parte - l'argine)essendo così “pregna di accordi sincopati, progressioni per terze e seste maggiori, scale pentatoniche, con il suggello finale, a dir poco wagneriano, di un accordo di Si bemolle maggiore”[2].
Nel 1927, con il brano Popolaresca, Pratella partecipa alla tournée della compagnia della “Pantomima Futurista” di Maria Ricotti ed Enrico Prampolini, per poi comporre, nel 1931, la colonna sonora del film Terra madre, di Alessandro Blasettie, nel 1938, quella de L’argine, di Corrado D’Errico. Tra le altre, numerose composizioni vanno ricordate: Inno alla vittoria, cantata per coro e orchestra, op. 29 (1918); La canzone del niente per canto e pianoforte, op. 36 (1919); Il tamburo di fuoco (1922); Trio, op. 28 (1924); La guerra, tre danze per orchestra, op. 32 (1924); Giallo pallido. Tempo per quartetto d’archi, op. 39 (1924); Sonata terza per quartetto d’archi e pianoforte, op. 55 (1937); Preludio e danza dei serpenti, op. 40 (1938); Quattro serie di Cante romagnole, op. 43 (1924), 49 (1928), 51 (1930) e 56 (1938); Musica inedita per Nostra médar Rumagna, op. 61

 

[1] https://www.strumentiemusica.com/rubriche/come-mare-squarciato-destate-il-futurismo-musicale/
[2] http://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-balilla-pratella_%28Dizionario-Biografico%29/

 

PER APPROFONDIRE

BIBLIOGRAFIA

CRISPOLTI, Enrico, Il mito della macchina e altri temi del futurismo, Trapani, Celebes Editore, 1971.

DE MARIA, Luciano (a cura di), Per conoscere Marinetti e il futurismo, Milano, Mondadori, 1973.

MARINETTI, Filippo Tommaso, Lettere ruggenti a Francesco Balilla Pratella, Milano, Quaderni dell’Osservatore, 1969.

PRATELLA, Francesco Balilla, Autobiografia, Milano, Pan Editrice, 1971.

ROSSI, Mattia, Rumorosi pentagrammi. Introduzione al futurismo musicale, Chieti, Solfanelli, 2018.

VERDONE, Mario, Teatro italiano d’avanguardia, Roma, Officina Edizioni, 1970.

 

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