Oltre ogni singolo effetto-La fisarmonica “profonda” di Pauline Oliveros (2ª parte)

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“OLTRE OGNI SINGOLO EFFETTO”
La fisarmonica “profonda” di Pauline Oliveros
(2ª parte)

 

Pauline OliverosVentidue fisarmoniche, cinque strumenti a percussione, ascendenze musicali che spaziano dalle danze celtiche ai Continuum per clavicembalo (1968) di György Ligeti (1923-2006). È The Wanderer, una sinfonia poliritmica composta da Pauline Oliveros, che, nello stesso anno, il 1985, dà alla luce anche Tasting The Blaze, partitura per cinque fisarmoniche, clarinetto, trombone, violoncello, percussioni e dieci strumenti giapponesi, amplificati e mixati dalla stessa Pauline. E poi, The Well and the Gentle, ancora del 1985, un doppio album che riproduce le parti musicali di uno spettacolo multimediale, andato in scena qualche anno prima, creato con la coreografa sperimentale Deborah Hay, che risente delle esperienze dell’Art Ensemble of Chicago, «avanguardia delle avanguardie jazz», se mi è consentita un’espressione così rudimentale. Accanto alla fisarmonica di Guy Klucevsek, stavolta, ci sono percussioni, flauto, piano e violoncello, sax e i vocalizzi di Barbara Noska, che volteggiano in crescendo, raggiungono vette inaccessibili, poi, lentamente, si sciolgono in contemplazione, attingendo, ancora una volta, alla cultura musicale e filosofica orientale di cui Oliveros è attenta studiosa. Klucevsek, che, non a caso, ha suonato anche con Anthony Braxton, alla morte della nostra compositrice (2016) scriverà Pauline, Pauline, sorta di breve (circa 17 minuti) Requiem in sua memoria, per quattro fisarmoniche e tre voci. In The Roots Of The Moment, un’opera che risente particolarmente dell’influenza del Terry Riley di Rainbow In Curved Air (ma la supera in dissonanze), Oliveros fa uso di due delay per suonare la fisarmonica e improvvisa un Rāga di sessanta minuti nel quale intervalla i passaggi più dinamici con suoni stridenti.
Nel 1986, continua la collaborazione con Guy Klucevsek e nasce Sounding/Way, nel quale il musicista americano, che vanta nel proprio curriculum performance con Dave Douglas, John Zorn, Bill Frisell e Laurie Anderson, interviene sia come compositore (Tremolo No. 6), sia come fisarmonicista, in duo con Oliveros stessa (The Tuning Medication).
Ma è con Deep Listening (1989), che Pauline Oliveros, con Stuart Dempster e Panaiotis, scrive la pagina più alta e originale della propria vita di musicista. Stop (provvisorio) all’elettronica, ma stop (sempre provvisorio), anche ai normali studi di registrazione. Alla prima oppone un’orchestrazione tutta per strumenti acustici (fisarmonica, didgeridoo, trombone, voci, oggetti della vita quotidiana), ai secondi una cisterna sotterranea, che, in seguito, nello sviluppo di questo percorso sperimentale, sarà sostituita, di volta in volta, da altri spazi di riverberazione e di amplificazione della sonorità, come cattedrali o caverne. Proprio in una caverna, di cui sfrutta anche il suono dell’acqua che vi scorre, lo stesso trio, nel giugno dello stesso anno, registra Troglodyte’s Delight, che conferma la sospensione dell’uso dell’elettronica e degli orientalismi per abbracciare una sorta di nuova musica da camera. Ancora, con quella che diventa la Deep Listening Band, Pauline pubblica un terzo album, The Ready Made Boomerang (1991), tornando nel serbatoio, mentre Sanctuary (1995) è registrato – lo dice il titolo – all’interno di una chiesa e vede David Gamper al posto di Panaiotis. Il gruppo tornerà ancora una volta insieme per un’esibizione dal vivo, attestata dal disco Non-stop Flight (1996) e, di nuovo, come vedremo in seguito, nel nuovo millennio.
La collaborazione con Panaiotis non si limita al progetto Deep Listening. A cavallo tra il 1989 e il 1990, dà vita anche a Crone Music. Pauline Oliveros è fisarmonica solista, Panaiotis si occupa di processing e mixing in un’opera commissionata da Mabou Mines, un gruppo teatrale sperimentale di New York, che ne ha bisogno per una propria messa in scena di King Lear da William Shakespeare. “Si tratta” – recitano le note di copertina del disco – “di una serie piuttosto complessa di unità di delay digitali a pedale con regolazione dell’altezza, che trasformano la fisarmonica solista di Oliveros in un intero ensemble di fisarmoniche […] che emulano qualcosa come una jam session di organi a canne. […] È di gran lunga la più emozionante di tutte le esplorazioni di Oliveros con questo strumento, una sottile e inquietante impresa di musica elettronica”.






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